Tag Archives: Mimosa Campironi

MIMOSA: SOSPESA TRA GRAZIA E IRONIA

Cover-APRIL-MAY 2016 low

Numero doppio, aprile-maggio, di INDIANA MUSIC MAGAZINE, dove con grandissimo piacere ospitiamo Mimosa, artista poliedrica, divisa tra musica e recitazione, che ci ha stupiti con il suo primo disco, La terza guerra. Tra contagiose risate e spruzzate di grazia e ironia, Mimosa ci ha concesso una generosissima intervista per la quale non possiamo fare altro che ringraziarla. Fidatevi di noi Indiani e andate alla scoperta di un’artista che noi sosteniamo con tutto il nostro affetto. E se non vi basta, troverete un gustoso racconto “gonzo style” dedicato a Shilpa Ray e due validi consigli discografici, Explosions In The Sky e Caravan Palace. Come sempre il download è gratuito: cliccate sulla copertina e buona lettura!

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MY FAVOURITE THINGS 2015/KATIA

katia

Non potevo che partire da loro, dalle gemelle Ibeyi, il cui omonimo disco mi ha piacevolmente tormentata per quasi tutto il 2015. Nella mia playlist dell’anno ho inserito la loro River, primo singolo, ma avrei potuto mettere anche moltissime altre tracce piene di spunti provenienti dai generi più disparati: spiritual, elettronica, r’n’b, hip-hop, soul, jazz, musica etnica afro-caraibica. Il secondo brano appartiene a uno di quei dischi da molti definito fra i più belli dell’anno, DIE di Iosonouncane, e il suo titolo è Carne, brano prog di infinita bellezza e completezza. Il terzo è l’elettro-pop Imperfezione, ottima sintesi del mondo sonoro di Meg, artista che non ha bisogno di presentazioni ma solo di nuovi proseliti a ogni suo nuovo progetto. Divertente, originale, sincera, Meg è un esempio per le nuove generazioni di musicisti e cantautori che vogliono scegliere uno stile tutto loro. Una di questi è senz’altro Mimosa Campironi, attrice che ha debuttato nel mondo discografico con La terza guerra, ottima prova ricca di idee e che qui è rappresentata dalla struggente Fakhita, dedicata a una prostituta. Segue la morbidissima, decadente, a tratti stridente ballata L’ultimo saluto – L’addio tratta dal secondo album da solista di Dellera, bassista degli Afterhours, Stare bene è pericoloso, un disco  che omaggia smaccatamente il rock anni ’60 e ’70. Il pop elettronico dalle venature soul H-Pt1 è il brano perfetto dei Terzo Piano, band di Cava dei Tirreni che ha debuttato con Super Super e che meritava di entrare in questa lista per la sua disarmante orecchiabilità. Il “sorriso sonoro” di Erica Mou emerge prepotente da Niente di niente, estrapolato da Tienimi il posto, un album in cui la cantautrice ci insegna soprattutto come si può giocare con la voce, senza strafare, interpretando fino in fondo una canzone. Impossibile non inserire un pezzo di Sananda Maitreya per rappresentare il 2015 in musica per me. Intervistarlo è stato un onore e I wanna breathe è uno dei pochi brani che nell’ultimo complesso e interessante album The Rise of the Zugebrian Time of Lords ha un legame con la vita precedente dell’artista, quando in sostanza si faceva chiamare Terence Trent D’Arby e non pensava ancora al Post Millennium Rock. Il pezzo parla del caso di Eric Garner, ennesimo afroamericano ucciso da un poliziotto bianco americano. Indecisissima fino all’ultimo su quale traccia scegliere dal loro primo album, 10 e 9, alla fine ho inserito la languida I Santi. Sto parlando di IoelaTigre, duo femminile che alterna punk a ballate dolcissime che aveva già colpito la mia attenzione con il suo primo Ep. Chiudono le mie preferenze due autori diversissimi tra loro: Colapesce, con il suo stratificato elettro-pop Copperfield, tratto dal secondo album Egomostro, tutto da ascoltare, e Salvo Ruolo con Malatempu (disponibile attraverso Bandcamp), prima traccia dell’affascinante Canciari patruni ‘un l’è bittà che racconta il Risorgimento dalla parte delle popolazioni del Sud. Un album folk appassionante sia per le vicende raccontate che per la sua ricchezza sonora creata soprattutto da strumenti acustici. Buon ascolto! (Katia Del Savio)

https://salvoruolo.bandcamp.com/track/malutempu

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TEHO TEARDO INCONTRA MAN RAY: INTERVISTA SU INDIANA MUSIC MAGAZINE

Cover-SETTEMBRE 2015

INDIANA MUSIC MAGAZINE torna dopo l’estate con il suo numero 10, un’uscita per noi particolarmente importante: intanto perché abbiamo l’onore di ospitare Teho Teardo, che in una bella intervista ci accompagna all’ascolto del suo nuovo album e ci svela alcune delle mille sfaccettature del suo mondo artistico; e poi, perché con questo numero festeggiamo il nostro primo compleanno da indiani, un traguardo per il quale ringraziamo tutti voi, invitandovi a continuare l’avventura. Per l’occasione presentiamo una nuova grafica per il magazine, ancora più pulita e leggera, impegnandoci a lavorare per migliorare di giorno in giorno. Come sempre spazio anche alle migliori recensioni del mese: Mimosa, Fraser A. Gorman e Tracey Thorn. Il tutto gratis, semplicemente cliccando sulla copertina qui sopra. Buona lettura!

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MIMOSA, LA TERZA GUERRA, GAS VINTAGE 2015

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La parola talento viene spesso abusata, ma nel caso di Mimosa Campironi è difficile trovare un sinonimo per descrivere la sua potenza artistica, la sua passione per esprimere una vasta gamma di sentimenti attraverso arti diverse, visto che oltre a essere cantante e musicista è attrice di cinema e teatro. Il diploma in pianoforte al Conservatorio ha permesso a Mimosa di giocare qui con tutte le varianti dello strumento, dall’antesignano clavicembalo al piano a coda, dal pianoforte preparato a quello giocattolo. La terza guerra è un album ricco di vicende, storie, soprattutto al femminile, raccontate tutte con lodevole originalità e con stili dalla forte personalità. La titletrack, che apre l’album, è frenetica, come la città dove si svolge il racconto: Milano. E la frenesia è resa quasi folle dall’uso del theremin. In Fame d’aria, brano che Mimosa dedica al padre scomparso, si apre sempre di più fino a un finale alla Debussy e descrive come frammenti di vita vissuti del padre, fotografie, vinili anni ’70 le trasmettono ciò che il genitore non può più raccontarle. In Gli effetti si fotografa la realtà alterata dalla cocaina, dall’alcol degli happy hour o dallo shopping compulsivo, una situazione dalla quale la protagonista vuole uscire pur sapendo che comporta realizzare che la parola “diritto” è sparita e che in quest’epoca “si lavora senza guadagnare”. Un pugno nello stomaco arriva diretto quando si ascolta Fakhita, Ave Maria dedicata a una prostituta africana sfruttata in Italia: una canzone struggente, che tocca nel profondo. In Voglio avvelenarmi un po’ torna il rapporto con la città e più precisamente con il monossido di carbonio: la protagonista è disposta a morire inalando gas di scarico pur di vivere insieme e al suo amore: brano divertente più parlato che cantato. In Bambola il piano toy aiuta a descrivere la vita di una ragazza diventata “di pezza”, o un pezzo di arredamento, che però semina “speranze sul parquet”. E poi c’è Non ero io, altro toccante episodio in cui una donna è vittima, in questo caso dell’acido lanciatole addosso dall’ex fidanzato. Ma Mimosa non cade in facili luoghi comuni, soprattutto nell’uso sapiente della voce, del linguaggio parlato e musicale, dell’ironia, provocando stupore nell’ascoltatore. Ecco, stupore è un concetto che i veri artisti non dovrebbero mai perdere di vista. Ottimo debutto! (Katia Del Savio)

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