Tag Archives: Moby

GODBLESSCOMPUTERS, PLUSH AND SAFE, LA TEMPESTA INTERNATIONAL/FRESH YO! 2015

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Non conoscendolo in precedenza, mi sono avvicinata all’ascolto di Godblesscomputers con ancora in testa l’ “endorsement” che Meg aveva fatto nei suoi confronti nel corso dell’intervista rilasciata a Indiana per il Magazine di aprile. Plush and safe sprigiona un’immagine calda dell’elettronica: la moltitudine di suoni inserita in ogni traccia prende spesso una direzione leggera, evocativa, talvolta riflessiva e in altri momenti semplicemente ballabile. Sono pochi, invece, i brani scuri: Touch You è uno di questi. La presenza di Francesca Amati, voce degli Amycanbe, impreziosisce Clouds e Light is changing, ma echi di voci femminili sono presenti in molti momenti. L’uso, invece, della voce maschile ricorda molto le produzioni del caro vecchio Moby (vedi la “souly” Closer). Le 12 tracce si uniscono in unico flusso continuo, caratteristica che da un lato contribuisce a rendere Plush and Safe una sorta di concept album (è il primo progetto completo, dopo la pubblicazione dell’acclamato Ep Veleno), con un’identità sonora ben precisa, dall’altro rischia, in alcuni casi, di dar poco spazio a guizzi di imprevedibilità, elementi essenziali per mantenere alta l’attenzione nei confronti di un disco dalle sonorità prettamente evanescenti. Fra le tracce ambient e quelle più ritmate (come Spirits o Leap in the dark, con quell’improvviso suono come di un vetro spaccato) io propendo decisamente per le seconde. (Katia Del Savio)

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COLD SPECKS, NEUROPLASTICITY, MUTE 2014

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Cold Specks (aka Al Spx, qui nella foto di Steve Gullick) è tornata. Dopo l’acclamato esordio I Predict a Graceful Expulsion l’artista canadese ci regala un’affascinante seconda tappa della sua crescita artistica: Neuroplasticity è (pare) il processo attraverso cui il cervello umano impara, e qui Spx fa di certo fruttare quanto assorbito grazie alle recenti collaborazioni, da Moby agli Swans di Michael Gira; l’album offre un soul oscuro ed elettrificato, fatto di brani molto solidi, testimoni di un songwriting giunto a maturazione, e per questo liberi di muoversi in un’affascinante commistione di generi, fondendo la matrice black/soul di Spx con atmosfere pop, electro e dark ambient. Il sapore noir pervade ogni nota e arriva a coscienza in modo più o meno strisciante, grazie ad arrangiamenti a volte claustrofobici eppure mai esagerati, coniugando con mestiere ruvidezza ed eleganza. La triade iniziale ed Absisto i brani migliori. (Elisa Giovanatti)

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