Tag Archives: Modena City Ramblers

99 POSSE E MODENA CITY RAMBLERS INSIEME ALLA CONQUISTA DELL’EUROPA

MCR_99Posse_Tour

Si chiama “Resistenza globale” ed è il tour che per quattro date europee per la prima volta unirà sugli stessi palchi due storiche band rappresentative della scena indipendente italiana: i 99 posse e i Modena City Ramblers. Si parte il 2 novembre con la data parigina (La Bellevilloise), per proseguire il giorno successivo all’Heaven di Londra, il 4 a Bruxelles (Vk) e si conclude il 5 novembre con il concerto di Amsterdam (Sugar Factory). Da non perdere!

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NUOVO CORSO CAFÈ, RACCONTI ESPRESSI, 2015

Nuovo corso cafè

Non lo pensavate più possibile? E invece, la musica e i musicisti sono pieni di risorse! Lontani dall’ambiente protetto (con gelosia patologica dalle major) dei format televisivi continua a muoversi un universo sonoro che nulla chiede al pubblico se non di essere ascoltato. Mi direte voi, ma abbiamo, poi, effettivamente tutto questo tempo da dedicare loro? Si tratta di pochi minuti, credetemi, nulla a confronto delle maratone serali sullo schermo al plasma. Pochi minuti per capire che l’arte nasce dalla gavetta e solo in età matura arriva a tergersi le gocce di sudore provocate dai riflettori di importanti palcoscenici. Tra le tante proposte alternative al mainstream, quella del Nuovo Corso Cafè, giovane band del milanese, mi è parsa possedere l’elisir per una futura e lunga vita musicale. Il sound folk-rock, ben costruito e architettato dal quartetto, certo attinge qua e là alle voci dell’Almanacco sonoro – piuttosto evidente la vena “etnica” stile Negrita, a sua volta derivata dalla rivoluzione sonora dei Clash, e cenni inevitabili all’epopea dei Modena City Ramblers – ma sa anche mostrare una spiccata indipendenza di gusto spingendo il sopraccitato modello verso l’embrione dell’originalità. Se l’elemento rock – esaltato dalla chitarra di Giulio Milanesi – regala in più di un’occasione ai brani quella giusta frenesia per spiccare voli che rasentano sfumature neo-psichedeliche, la tradizione del cantautorato resiste con orgoglio nella voce di Simone Milani che ricorda un po’ Angelo Branduardi ma anche l’Eddie Vedder solista. Racconti Espressi riesce a svegliare come un caffè sorseggiato al bancone del bar lasciandovi in circolo per tutta la giornata un ottimo ed energico retrogusto musicale! (Matteo Ceschi)

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CRANCHI, NON CANTO PER CANTARE, IN THE BOTTLE RECORDS 2015

Cranchi_NonCantoPerCantare

Nonostante il passare dei decenni la vicenda di Victor Jara, il cantautore cileno torturato e ucciso il 16 settembre 1973, cinque giorni dopo il golpe di Pinochet, viene ancora giustamente ricordata dal mondo della musica. Nel 2000 il cantautore napoletano Daniele Sepe dedicò all’artista un intero album intitolato Conosci Victor Jara?. Ora a omaggiarlo (almeno in un paio di brani) arrivano i Cranchi, formazione padana (i sette elementi provengono da Mantova, Modena e Rovigo), che ha all’attivo due album prima di questo. Il titolo Non canto per cantare riprende proprio il motto di Jara e l’immagine di copertina, realizzata dal pianista del gruppo David Meriggi, si intitola Sogno cileno. I due brani esplicitamente dedicati all’artista cileno sono 11 settembre ’73, data appunto del colpo di stato nel quale morì il presidente Salvador Allende, e Mariposa, ritmata ed evocativa canzone ispirata a El Arado dello stesso Jara dedicata alla libertà, caratterizzata dal suono di un banjo. Per definire il folk del gruppo guidato da Massimiliano Cranchi non si può che riportare le parole con le quali la band si presenta sulla propria pagina web: “E’ canzone d’autore che sa di pianura e di fiume, di gente che vede le montagne ma non le ha mai scalate, che sente il profumo del mare ma non lo ha mai navigato”, definizione che calza alla perfezione per comprendere le atmosfere rallentate, flemmatiche, che i ragazzi riproducono nelle dieci tracce dell’album. Si parte con la ballata esistenziale Il cantico, una serie di preghiere a un “dio che mi dica finalmente chi sono io”, “un dio dei nostri nonni che mi racconti cosa mi sono perso” “il dio degli immigrati che maledica questo inverno” “il dio dei disoccupati che maledica chi sta meglio”, e così via…. Anche in brani dalle tematiche più leggere i Cranchi mantengono una scrittura poetica nel solco della tradizione cantautorale italiana (De Gregori e De André in particolare): “due tavoli distanti noi, mettevano in scena un amore/quando tornai a guardarla, lei era già scesa al fiume/quando provai a pensarla aveva ormai novant’anni/s’invecchia presto ad annegare i sassi”, recita il brano sentimentale L’isola infelice. Ma l’impegno prosegue più avanti con Eroe borghese, titolo che naturalmente richiama la vicenda di Giorgio Ambrosoli, brano coinvolgente non solo per il tema affrontato, ma anche per il suo incalzante rock dal martellante ritornello “Santo subito o criminale/mai eroe prima di morire”. Radici e Storia sono le due colonne portanti di Non canto per cantare, album che contiene anche con Mia madre e mio padre, ispirata a Il vangelo secondo Gesù Cristo di Saramago. Negli ultimi anni il folk-rock-impegnato (alla Gang, Modena City Ramblers, Yo Yo Mundi, per citarne alcuni), che parla, (qui senza retorica) di operai, partigiani, disoccupati, guerra e libertà era stato messo un po’ da parte dai nuovi cantautori, spinti a comunicare più la propria intimità che a parlare della società. Ben vengano quindi i Cranchi! (Katia Del Savio)

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