Tag Archives: musica elettronica

CUCINA SONORA, EVASIONE, TOYS FOR KIDS RECORDS 2017

Evasione come fuga da un luogo, come liberazione da una condizione opprimente o come leggerezza, disimpegno? Sono, forse, tutte queste cose insieme quelle che si trovano nell’album di Cucina Sonora, il progetto solista di Pietro Spinelli, toscano trasferitosi a Berlino, artista di solidissima formazione classica e di più recenti studi di sound engineering, che ha condiviso il palco con artisti come Aucan e Godblesscomputers. Dialogo fra classico e moderno, fra pianoforte ed elettronica, all’insegna della leggerezza e della solarità, Evasione procede prevalentemente su ritmi incalzanti, sostenuti, una sorta di moto perpetuo in cui Spinelli si trova molto a suo agio (fino a correre il rischio, scampato per un soffio, di ripetersi), ma regala emozioni anche laddove rallenta e lascia emergere sprazzi di umanità e preziosa sensibilità: accade per esempio nella bellissima Dissolution, o anche in Cocktail, unica traccia non strumentale del lavoro, che rivisita con classe il trip-hop degli anni ’90 anche grazie alla voce calda e morbida di Ginevra Guerrini. Una voce si era già sentita per la verità nella precedente Sistema Lunare, che esplora uno dei classici tópoi della tradizione elettronica (la luna, appunto, così come gli astri e lo spazio) avvalendosi della registrazione del “Landing a man on the moon” speech di J.F. Kennedy (’61), così come di altri elementi umanizzanti e robotici insieme (conto alla rovescia, procedure di controllo ecc.). Una sensazione di cerebralità senza freddezza pervade tutto il disco, ed era forse il traguardo più difficile da raggiungere per questo tipo di musica: complimenti quindi a Spinelli, alle sue dita che saltellano e si rincorrono sul pianoforte, al suo approccio leggero – che pure nasconde un grande lavoro – e alla sua voglia di giocare. (Elisa Giovanatti)

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IAM{X}, METANOIA, ORPHIC/CAROLINE 2015

Metanoia

Perturbanti atmosfere dark con una massiccia presenza di abrasiva potenza industrial raggiungeranno il vostro cervello cominciando ad erodere il concetto di serenità e di calma. Metanoia, ultima fatica del produttore londinese Chris Corner, ha dalla sua una presenza ed un’irruenza sonora che oggi è difficile riscontrare anche nei prodotti discografici più riusciti. Spessi suoni sintetici – in cui, in maniera quasi terapeutica, vengono riproposti gli schemi degli Eighties – sembrano uscire da una catena di montaggio per aggredire prima i critici e poi il pubblico e per poi spingere tutti in un torbido intreccio danzante. Musica da club, sicuramente quella di IAM{X}, ma anche adatta per quanti vogliono tranciare di netto con le rassicuranti melodie del mainstream ben sapendo che, una volta fatta la scelta, non potranno più tornare indietro. Se non mi credete andatevi ad ascoltare Happiness o North Star. La musica 3.0 è finalmente arrivata alle nostre orecchie! (Matteo Ceschi)

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MAJICAL CLOUDZ, ARE YOU ALONE?, MATADOR 2015

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I Majical Cloudz, duo canadese composto dal cantante Devon Welsh e dal produttore e sound designer Matthew Otto, tornano dopo l’ottimo Impersonator del 2013 confermando quanto di bello avevano già mostrato. Are You Alone? è un’esperienza intima, per chi canta e per chi ascolta: la voce profonda di Welsh si muove su testi che sembrano delle confidenze, in cui vengono a galla dubbi e fragilità (di Welsh e di noi tutti), accolti nella più totale e umana comprensione; il rapporto con l’ascoltatore è più diretto che mai, non a caso costruito su una quantità enorme di domande, interrogativi che ti chiamano in causa in continuazione, diretti a te che ascolti e solo a te, stabilendo così una profonda connessione, tanto che alla fine quello che emerge dall’album è proprio questo tentativo cercato, insistito, voluto, di combattere un profondo senso di solitudine con una disperata ricerca di contatto umano. E mentre soltanto occasionali e piccole tracce di sarcasmo permettono di sorridere su un paesaggio così grigio, Matthew Otto appronta un sound lievissimamente pulsante, oscillante tra boccate d’aria (a beneficiarne di più è la bella, toccante ma controllata maestosità di Downtown) e cupezze autunnali, un sound discreto, vagamente consolatorio, sempre curato e coerente con le malinconie autunnali così ben evocate, solo qua e là toccato dall’immissione di elementi di varietà (per esempio i rintocchi di pianoforte e una bella, lontana melodia di sax in Disappeared). Are You Alone? è un album grigio, ma il grigio di quella malinconia in cui a volte piace crogiolarsi un po’. (Elisa Giovanatti)

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GODBLESSCOMPUTERS, PLUSH AND SAFE, LA TEMPESTA INTERNATIONAL/FRESH YO! 2015

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Non conoscendolo in precedenza, mi sono avvicinata all’ascolto di Godblesscomputers con ancora in testa l’ “endorsement” che Meg aveva fatto nei suoi confronti nel corso dell’intervista rilasciata a Indiana per il Magazine di aprile. Plush and safe sprigiona un’immagine calda dell’elettronica: la moltitudine di suoni inserita in ogni traccia prende spesso una direzione leggera, evocativa, talvolta riflessiva e in altri momenti semplicemente ballabile. Sono pochi, invece, i brani scuri: Touch You è uno di questi. La presenza di Francesca Amati, voce degli Amycanbe, impreziosisce Clouds e Light is changing, ma echi di voci femminili sono presenti in molti momenti. L’uso, invece, della voce maschile ricorda molto le produzioni del caro vecchio Moby (vedi la “souly” Closer). Le 12 tracce si uniscono in unico flusso continuo, caratteristica che da un lato contribuisce a rendere Plush and Safe una sorta di concept album (è il primo progetto completo, dopo la pubblicazione dell’acclamato Ep Veleno), con un’identità sonora ben precisa, dall’altro rischia, in alcuni casi, di dar poco spazio a guizzi di imprevedibilità, elementi essenziali per mantenere alta l’attenzione nei confronti di un disco dalle sonorità prettamente evanescenti. Fra le tracce ambient e quelle più ritmate (come Spirits o Leap in the dark, con quell’improvviso suono come di un vetro spaccato) io propendo decisamente per le seconde. (Katia Del Savio)

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WHITE BIRCHES, DARK WATERS, BIRDS WILL SONG FOR YOU 2015

White Birches

L’opera nata dall’incontro tra Jenny Gabrielsson Mare e Fredrik Jonasson vi si appiccicherà morbosamente addosso. Che la Svezia sia una fucina di talenti in pochi ormai lo ignorano, ma, nonostante ciò, ancora in molti ancora si attardano alla sua scoperta. Nel panorama dell’elettronica più sofisticata in pochi erano riusciti finora ad iniettare in profondità le laceranti proposte della noise e dell’industrial music. Sebbene rimanga percepibile durante tutto l’ascolto un’impronta tipicamente Eighties, quella inconfondibile della prima metà del decennio, Dark Waters spinge le sue lame oscure a fondo nel futuro ampliando ulteriormente il vocabolario della musica elettronica. Le radici dei White Birches sono forti e in salute – i Depeche Mode fluiscono nei Kraftwerk e viceversa – e questo permette loro di scegliere di volta in volta la strada sonora più congeniale da percorrere: Here It Comes parte in sordina per poi esplodere in una trama ritmica à la Radio GaGa; Thousand Yard Stare, invece, accarezza atmosfere più morbide ma non per questo immuni al fascino della notte. Sarebbe un vero peccato se un lavoro simile non circolasse nel nostro paese. (Matteo Ceschi)

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CASA DEL MIRTO: SU INDIANA IL TRIO RIVELAZIONE DI STILL

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Cliccate sulla copertina! È online da oggi il nuovo numero di INDIANA MUSIC MAGAZINE, dedicato questa volta alla Casa Del Mirto, trio rivelazione di Still, che si racconta in una bella intervista ripercorrendo l’avventura dell’ultimo album e spaziando fra musica, arte figurativa e molto altro. Yuko, Ibeyi e Di Oach sono le recensioni che completano questo numero 6; non poteva mancare il nostro INDIANA MUSIC CONTEST che guadagna ulteriori cinque mesi. Via col download, è gratis!

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BEWIDER, A PLACE TO BE SAFE EP, VOLUME UP 2015

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Un lavoro, quello del compositore Piernicola Di Muro, che colpisce per la gentilezza e il garbo del suono. Le sei tracce dell’EP intitolato A Place to Be Safe vogliono ripercorrere, senza nessuna intenzione apologetica, le gesta dell’elettronica anni Novanta con il preciso intento di svelarne anche a posteriori ogni più piccola e poetica piega. Un’operazione certamente ambiziosa e non priva di insidie che nelle intenzioni dell’autore andava compiuta per amore della musica. Conscio delle difficoltà Di Muro si è fatto affiancare dalla cantante Francesca Amati, già Amyncabe e Comaneci, e dalla Brandenburgisches Staatsorchester riuscendo a creare un’onirica e perfetta colonna sonora, a metà tra trip-hop, elettronica e classica, per una porzione del nostro recente passato. Con il progetto BeWider, credetemi, arriverete a scoprire che anche la fredda elettronica possiede un’anima. (Matteo Ceschi)

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CASA DEL MIRTO, STILL, GHOST RECORDS 2014

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Non fatevi ingannare dal nome un po’ rustico. Casa del Mirto è un trio composto dal fondatore Marco Ricci (voce, sampler, synth), da Raffaele Ricci (sintetizzatore) e da Luigi Segnana (basso e voce) che propone sonorità elettroniche, chill out, trip-hop, e tanto altro, creando atmosfere eteree che poco corrispondono all’immagine rurale del nome che si sono scelti. Naturalmente musica elettronica non significa mancanza di emozioni e Still, terzo lavoro in studio e primo per la preziosa Ghost Records, lo dimostra attraverso brani come la delicatissima Invisibile, che ospita l’artista californiana Avalon Omega, voce e stile trip-hop che ricorda la Skye dei Morcheeba. Non a caso il brano è stato scelto come primo singolo dell’album, la cui copertina è un’immagine realizzata addirittura da Michael Stipe e che quelli della Casa del Mirto hanno usato naturalmente con il permesso dell’ex R.E.M. E’ invece opera della pittrice newyorkese Alyssa Monks l’immagine della copertina dell’album, che ben rappresenta le sensazioni liquide e gelatinose che il disco sprigiona in ogni sua traccia (vedi in particolare Last blue wind). Prima di svilupparsi nelle attuali direzioni musicali il progetto di Marco Ricci si concentrò sulla musica da club e sulla house in particolare; qualche reminescenza di queste sonorità è ben presente, in chiave rivisitata nel brano molto eightees  Pressure o nella ritmata What I see inside of me. Ma è la cosiddetta IDM (intelligent dance music) nata negli anni ’90, a fare da motore a Still, specialmente in brani come A picture of (con i suoi sorprendenti cambi di rotta) e in Last blue wind, mentre scavando sotto Butterfly si trovano tracce di pop, preponderanti anche in Reflex e nelle melodie dell’avvolgente Where You Stand. Bello, infine, l’uso del pianoforte ad aprire e chiudere il disco con Paralyzed e con la titletrack. Still è un disco da ascoltare e riascoltare per lascirasi trasportare da ogni sua piega sonora ed emotiva. Il disco verrà pubblicato nel Regno Unito a gennaio. Questa recensione è presente anche nel nostro foglio di informazione n. 2 scaricabile nella sesione Magazine. (Katia Del Savio)

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DRINK TO ME, BRIGHT WHITE LIGHT, 42 RECORDS 2014

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Sono passati dodici anni da quando i piemontesi Drink to Me muovevano i loro primi passi nel mondo della musica, inizialmente con una classica formazione da rock band, per poi evolversi in un’entità nuova, protesa verso la musica elettronica. Nel 2008 il primo album completo, Don’t Panic, Go Organic! venne registrato a Londra e uscì per l’etichetta italo-inglese Midfinger Records. Da allora i Drink to Me hanno pubblicato altri due album lanciandosi in mondi sonori vicini al krautrock e alla psichedelia. Dopo S, album molto apprezzato dalla critica, il frontman Marco Jacopo Bianchi nel 2013 si è lanciato con successo nel progetto solista denominato Cosmo, che con Disordine ha proposto un originale mix di cantautorato italiano condito da musica elettronica. Rientrato alla base ha lavorato alla realizzazione di questo quarto entusiasmante album, che ha nel primo singolo Bright (il cui ritornello infetta la mente come un virus che non se ne vuole andare) il riassunto di tutto ciò che i Drink to Me producono: musica sintetica al servizio di melodie pop. Un’alchimia perfetta che a tratti ricorda i Radiohead e soprattutto gli americani Animal Collective, ma che raramente prende pieghe oscure (nella dolcissima Wild si sospende per pochi secondi il beat per far ascoltare la voce solista di Marco Jacopo che si prende in giro facendosi poi una risata) e questa è la vera cifra del gruppo. In Bright White Light i Drink to Me, accostano campionamenti di svariate provenienze: loro stessi hanno detto di aver utilizzato dai frammenti di musica in stile Motown alla voce di Clod del duo italiano Iori’s Eyes, ma descrivere la musica elettronica è quasi impossibile. Non vi resta che ascoltarli e lasciarvi rapire fino al fruscio di “fine programmi” di Estatic. Potete trovare questa recensione anche nel nostro foglio d’informazione mensile scaricabile gratuitamente nella sezione Magazine. I Drink To Me partono in tour domani 26 ottobre. Per informazioni potete visitare il sito http://www.locusta.net. (Katia Del Savio)

 

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LORENZO PALMERI, ERBAMATTA, MESCAL 2014

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Uno che ha studiato con l’artista Bruno Munari e che lo considera come suo punto di riferimento, merita per me già di essere ascoltato. Lorenzo Palmeri è un apprezzatissimo designer, le cui opere sono esposte nei musei di tutto il mondo. Fra queste c’è Paraffina, chitarra in alluminio da lui progettata, strumento del quale non poté più fare a meno un signore chiamato Lou Reed. La fusione fra le due passioni di Lorenzo Palmeri, musica e design, è racchiusa in questo suo secondo album, decisamente elettropop, al quale collaborano fra gli altri Pacifico (nel bel brano di apertura Memorie selettive), Saturnino, Davide Ferrario e il duo femminile Lovecats (vedi l’ipnotica elettro-folk Tutto scorre). Lo stile di Erbamatta oscilla fra Franco Battiato e i Fluon (tutti suoi amici che si sono fatti sentire nel disco di debutto Preparativi per la pioggia) con una linearità musicale matematica, accompagnata dalla voce spesso volutamente asettica di Lorenzo, che descrive un mondo algido (Milano muore, Cenere), ma che conclude l’album con l’agrodolce ballata Essere me. Naturalmente la colorata copertina disegnata da Lorenzo fa parte di un più ampio progetto di design che abbraccia diverse forme artistiche. (Katia Del Savio)

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