Tag Archives: Nick Drake

AL BERKOWITZ, A LONG HEREAFTER/NOTHING BEYOND, TEMPEL ARTS 2015

berkowitz

È raro vedere una band spagnola varcare i confini nazionali, ancora di più se questa band suona un singolare miscuglio di folk, rock e psichedelia: per fortuna però accade ad Al Berkowitz, formazione madrilena capitanata dal cantante e polistrumentista Ignacio Simón, che pubblica finalmente a livello mondiale questo secondo LP, a poco più di un anno di distanza dall’uscita in Spagna. Ed è con una certa sorpresa che ci troviamo così di fronte a una band dalla precisa e unica identità musicale, mantenuta anche nei continui e disinvolti passaggi da un genere musicale all’altro; arrangiamenti preziosi e armonie (vocali e strumentali) variegate e raffinatissime sono le caratteristiche su cui si imperniano gli 8 pezzi di A Long Hereafter/Nothing Beyond, da quelli che suonano in una sorta di morbido e soave folk psichedelico (You And I, How Could We Get Ourselves Lost?, Sensitive, Not Dramatic) fino alle più istrioniche prove di Magical Cynical, Farewell, My Lady e soprattutto The Frenchman And The Rabbitman: inventiva, multicolore, quest’ultima raccoglie in 8 minuti idee e materiali che sarebbero bastati a costruire un intero album. Rielaborando con sensibilità influenze molteplici (da Robert Wyatt, cui rimandano certi delicatissimi andamenti delle linee vocali, a Nick Drake, dai Beach Boys ai Pink Floyd) gli spagnoli riescono a proporre un suono unico e originale, trovando anche un difficile equilibrio fra stile ed emozione. Speriamo di risentirli presto all’opera. (Elisa Giovanatti)

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OLIVIA JEAN, BATHTUB LOVE KILLINGS, THIRD MAN REC. 2015

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Direttamente dall’operosa e magica corte musicale di Jack White, arriva sui vostri stereo il debutto solista della polistrumentista Olivia Jean. Dopo un passato da sidewoman in televisione e sul palco, e un ruolo centrale con le Black Belles, sempre per l’etichetta Third Man, la brava Olivia si cala svelta nei panni della frontwoman e sgretola con poche note le certezze della concorrenza. Lasciati da perdere gli inquietanti avvenimenti evocati dal suggestivo titolo, il disco comincia a salire in quota rivelando all’ascoltatore un talento puro e libero da ogni condizionamento sonoro: accanto agli anni cinquanta fanno capolino richiami alle lussureggianti atmosfere dei Caraibi, al folk-rock, alle rudi maniere delle garage bands e persino alle inquietudini delle riot girls. Il tutto è assemblato con grande maestria, spesso, addirittura, nella stessa traccia, tanto da risultare sempre originale e mascherare l’ingombrante presenza di Jack White, produttore attento e parsimonioso sideman nella sola Cat Fight. Olivia dimostra di avere studiato bene la storia, ma il passaggio dell’esame di maturità sembra avere lasciato in lei solo un ricordo sbiadito su cui incidere liberamente graffianti fraseggi e ipnotiche melodie. La scarna e poetica Haunt Me è un perfetto manifesto di popular music – con suggestioni à la Exile on the Main St. o à la Bryter Layter – tanto da rivelare che certi musicisti contemporanei sono in grado di cancellare ogni debito con chi li ha preceduti e di allungare il passo verso nuovi territori sonori. Senza timore di essere smentito, annuncio che il migliore disco rock dell’anno suona tutto al femminile. (Matteo Ceschi)

 

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NAOMI BERRILL, FROM THE GROUND, MUSICAMORFOSI 2015

NaomiBerrill

Ricordate la Julie di Fame, il film di Alan Parker che raccontava la vita degli studenti dell’High School of Performing Arts di New York dal quale venne poi tratta la fortunata serie televisiva? Lei era la bellissima violoncellista interpretata dall’ex modella Lori Singer. Quella è l’immagine che da allora mi è rimasta impressa delle violoncelliste e Naomi Berrill porta avanti lo stesso fascino. Naomi è una ragazza irlandese che ha viaggiato in tutto il mondo suonando non solo musica classica e barocca, ma anche jazz, folk, pop, accompagnando il suono del violoncello (a volte utilizzato come una chitarra) con la sua delicatissima voce. Ora si è stabilita in Italia, dove ha tra l’altro partecipato al progetto 100 violoncelli voluto da Giovanni Sollima e portato sul palco del Concerto del Primo Maggio a Roma lo scorso anno. In questo suo album di debutto sono racchiuse tutte le anime musicali che la appassionano. Così Naomi utilizza l’originale accoppiata voce-violoncello per interpretare Nick Drake (From the morning), come una composizione di Henry Purcell (A new round, del XVII Secolo), la solare Feelin’ Groovy di Paul Simon (suonata senza archetto, come un contrabbasso jazz) e la celebre canzone di protesta di Pete Seeger (scomparso proprio un anno fa) Where have all the flowers gone in una chiave molto intimista. Kind im Einschulummern del compositore tedesco Robert Schumann si alterna a Lifesaver, etereo brano della cantautrice italo-islandese Emiliana Torrini, passando per Baubles Bangles and Beads, vivace rifacimento in chiave jazz di String Quartet in D del compositore russo Alexander Borodin, fino ad arrivare al Claire de Lune di Claude Debussy. In From the ground c’è spazio anche per due brani folk tradizionali: lo scozzese Black is the color e l’irlandese The lark in the cler air. Ogni traccia, arrangiata in modo personale, viene interpretata da Naomi come un delicato soffio del vento sulle nuvole, creando un’atmosfera eterea che fa bene allo spirito. (Katia Del Savio)

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