Tag Archives: Nuclear Blast

OPETH, SORCERESS, MODERBOLAGET REC/NUCLEAR BLAST 2016

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Si leveranno orde inferocite allo scoccare della mia affermazione. Ma senza alcun timore mi sento libero e sereno nell’asserire che il nuovo corso degli svedesi Opeth e in particolare l’ultima fatica, Sorceress, sono una gran cosa per l’intero panorama musicale. Comunque la vogliate ora etichettare – “progressive” secondo alcuni – la formazione di Stoccolma prosegue imperterrita nella sua parabola artistica infischiandosene, per fortuna mia, di quanti vorrebbero ancora il quintetto scandinavo inchiodato alle radici death metal. Sorceress suona meravigliosamente tanto da volerci subito tornare su: più attenti alle melodie, gli Opeth danno prova non solo di una notevole maestria tecnica ma anche di un profonda conoscenza della rock contemporaneo. Allora non ci si stupisce se capita di ascoltare perfino echi dei Beatles (Strange Brew), degli Zeppelin (The Seventh Sojourn) oppure dei Pink Floyd (A Fleeting Glance). Il secondo CD della versione deluxe, si apre, a conferma dell’eclettico mood vissuto oggi dal gruppo, con un brano, The Ward, dal sapore californiano in stile America! Vi pare poco? A volere aggiungere parole alle note degli Opeth si potrebbe spendere pagine su pagine, ma il web, si sa, esige una puntuale brevità nella comunicazione. Ed allora, come lasciarvi cari lettori, se non esortandovi sinceramente a perdervi tra i solchi dei Sorceress alla scoperta di mondi sonori che potrebbero persino risultarvi famigliari. Il 2016, per il sottoscritto, si chiude con l’album a lungo atteso. (Matteo Ceschi)

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KADAVAR, BERLIN, NUCLEAR BLAST/TEE PEE REC. 2015

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Senza girarci troppo intorno, Berlin, terza fatica dei tedeschi Kadavar (mi raccomando, non fatevi intimorire troppo dal nome horror!), sale in cima alla lista delle mie personali preferenze del 2015. Se a ciò aggiungiamo una copertina (opera della fotografa Elizaveta Porodina) degna dei migliori e più spinti “Seventies Dreams”, rischiamo di raggiungere una perfezione pitagorica dai risvolti mistici e misticheggianti. Deliri a parte, con l’album che prende il nome dalla città natale Lupus Lindemann, Tiger Bartelt e Simon Bouteloup riescono ad alzare ulteriormente l’asticella rispetto ai precedenti ed ottimi lavori, in particolare Abra Kadavar del 2013.

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Appurato che il modello rimane quello di un hard rock duro & ruvido, un po’ à la Sons of Anarchy, se me lo concedete, bisogna proprio ammettere che il trio tedesco è riuscito ancora una volta a stupire quanti già avevano gridato al miracolo. Rispetto al passato più recente il sound si dilata fino ad abbracciare, in occasione della potente Last Living Dinosaur, le ragioni di una potenza psichedelica dai rivolti dark. Con The Old Man, invece, la band vira verso umori decisamente più popular – ma non per questo scontati – e strizza l’occhio alla semplicità assassina dei KISS, per poi decollare in direzione di una galassia sonora di cui avevamo perso memoria e coordinate. A completare il capolavoro, se non bastasse, arriva, infine, la bonus track, Reich der träume: il brano, un’epica cavalcata verso l’empireo che molto si avvicina alle atmosfere sospese di Nel corso del tempo di Wim Wenders, sboccia all’improvviso offrendo all’ascoltatore la possibilità di sbirciare nel futuro di una delle band più promettenti del Vecchio continente. (Matteo Ceschi)

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