Tag Archives: Phill Reynolds

C+C=MAXIGROSS, FLUTTARN, TROVAROBATO/VEGGIMAL 2015

C+C-TYPO-PROVE3

Dopo Singar (cantare) e Ruvain (far rumore) – e dopo un fantastico An Instantaneous Journey con Martin Hagfors, che trovate qui – Fluttarn (fluttuare) chiude la trilogia della Lessinia e apre nuove prospettive nella carriera dei C+C=Maxigross. L’album arriva dopo centinaia di date live in tutta Europa, in cui la formazione ha aperto le porte a diversi musicisti (lo stesso Hagfors, Phill Reynolds, Miles Cooper Seaton e molti altri) e a sperimentazioni continue, mostrando ancora una volta una grande propensione alla ricerca. Ritroviamo molti di questi artisti – e qualche altro nome, Marco Fasolo in primis – in Fluttarn, in cui si scovano anche una miriade di interscambi con gli amori del passato (dai Beatles alla scena di Canterbury, dai Pink Floyd ai Grateful Dead), ma in cui emerge soprattutto il presente luminoso dei C+C. Born Into It, Bruce Skate e Every Time I Listen To The Stones ci fanno immediatamente gioire e siamo solo all’inizio. L’attitudine naif della band è sempre viva, nel gioco e nella manipolazione dei materiali musicali, nelle linee a volte sghembe, nel sapore ironico di certi scorrazzamenti fra i generi, ma è un gioco raffinatissimo, che solo una tecnica solidissima e una piena consapevolezza possono rendere così facile e spontaneo. Forme complesse e anarchiche, fantasie rapsodiche, colpi di genio e arrangiamenti finemente curati sono il coloratissimo risultato di questo libero fluttuare sulle note con tocco quasi magico. Sono tutte sensazioni confermate non solo nell’impegnativo terzetto conclusivo (straordinarie An Afternoon With Paul, Moon Boots e Rather Than Saint Valentine’s Day Part III), ma in ogni singolo brano di questo Fluttarn, in uno svolazzare leggero che fa completamente dimenticare il lavoro che sta dietro a un simile risultato. Ma ormai l’abbiamo capito: non si tratta affatto di uno scherzo. (Elisa Giovanatti)

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PHILL REYNOLDS, LOVE AND RAGE, LOCOMOTIV RECORDS 2015

reynolds

Dopo due Ep e due split (quello con Threelakes recensito su Indiana a inizio anno) ritroviamo con piacere Phill Reynolds, che torna con quello che ufficialmente è il suo primo album, e un po’ stupisce che si tratti dell’esordio solista, vista la maturità dell’artista vicentino (all’anagrafe Silva Cantele) e la quantità di concerti alle spalle, divisi tra Italia, Europa e States. Love And Rage, amore e rabbia, è il titolo di un album che narra l’umanità dei vinti, degli ultimi, ma che – nelle parole dello stesso Reynolds – cerca anche la luce, nella fisicità dei baci, nei legami sacri dell’amicizia, nei percorsi di liberazione personale e collettiva. Cercarvi poi una semplice dualità sonora, oltre che tematica, è facile ma non del tutto appropriato, anzi un po’ superficiale, perché le sfumature in gioco sono moltissime e la profondità di sguardo di Reynolds non se le lascia certo scappare. Armato di chitarra e banjo, l’artista indaga le pieghe dell’animo umano con grande sensibilità, muovendosi in una gamma espressiva folk-blues che assimila e reinterpreta felicemente la tradizione d’oltre oceano. La vocalità profonda, striata da una onnipresente malinconia, arricchisce in ugual modo l’impegno di pezzi come Freedom’s Path o l’introspezione di ballate come Black Sea, muovendosi nello spettro dei sentimenti umani con una disinvoltura degna di un artista consumato. Ottimo piglio da cantastorie e buona capacità compositiva per dieci brani che val la pena di ascoltare. (Elisa Giovanatti)

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THREELAKES/PHILL REYNOLDS, SPLIT, DINOTTE RECORDS 2015

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Dietro i nomi inglesi si celano gli italianissimi Luca Righi e Silva Cantele, due tra i migliori esponenti della musica folk d’autore in Italia: mantovano il primo (i tre laghi sono quelli che circondano la città gonzaghesca) e vicentino il secondo, si dividono qui il lavoro con 3 brani a testa, proseguendo – chitarra in mano – sul solco tracciato dalla grande tradizione cantautorale americana. Essenziali e minimali le interpretazioni di Threelakes, che indaga il tema della memoria e dei ricordi con brani molto intimi, una resa crepuscolare e intensa, un’attitudine molto sobria e una sensibilità fuori dal comune. Grande espressività anche per Phill Reynolds, anch’essa ben radicata oltre oceano, con qualche arricchimento negli arrangiamenti, pur se sempre con molta misura (dosatissimi gli interventi strumentali su Twosday e Man?), ad esplorare le relazioni umane nelle loro molteplici declinazioni. Di sicuro effetto anche le rispettive vocalità, molto diverse ma accomunate dalla profondità e dal sapore malinconico. Da oggi online in streaming, il disco esce ufficialmente il 17 gennaio, quando sarò presentato con un concerto al Teatro Busnelli di Dueville (Vi) cui seguirà un tour nei primi mesi del 2015. (Elisa Giovanatti)

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