Tag Archives: Portland

QUATTRO PICCOLI CONSIGLI INDIANI

Cover_Armaud_how-to-erase-a-plot-basso

Oggi vi parlo di alcune interessanti produzioni uscite in queste settimane che meritano di essere segnalate. Ascoltare How to erase a plot (Lady Sometimes Records) è come entrare in un sogno dalla trama poco definita, dai contorni vaghi, uno di quei sogni di cui dimentichiamo quasi tutto al risveglio, ma che ci lasciano sensazioni positive. Tutto questo è opera di Armaud, nome esotico dietro il quale si nasconde un’italiana emigrata in Olanda (Paola Fecarotta) e due musicisti che sono ormai entrati a far parte del progetto, Marco Bonini e Federico Leo. Il trio propone un delicato e ipnotico dreampop cantato in inglese che privilegia l’elettronica, ma non disdegna passaggi acustici. Si chiamano Nova Lumen, vengono da Torino e ci fanno fare un bel tuffo negli anni ’80 con Assurdo Universo, album d’esordio che fa seguito a due EP. Pubblicato dall’etichetta Gente Bella, il disco è ben rappresentato dal singolo (e primo brano) Ambrosia, uscito la scorsa estate: raffinato synth pop con venature new wave; un filone sonoro che sta prendendo piede fra molte band nate negli ultimi anni. Si intitola Portland (Caipira Records/Musica Distesa) ed è stato prodotto da Giuliano Dottori (ex Amour Fou) l’album d’esordio del toscano David Ragghianti: nove affreschi di cantautorato folk-pop da ascoltare accoccolati sulla poltrona con tanto di coperta e fuocherello: disco soffice, con poche impennate (La bella I prati che cercavo, che apre l’album, è la più incisiva) ma decisamente piacevole. Concludo questa carrellata di “consigli della settimana” con Nightingale (Spring Hill Music), l’album, uscito in realtà qualche mese fa, che ha permesso alla sua interprete, Giuditta Scorcelletti, di essere candidata ai prossimi Grammy Awards nella categoria folk. Il delicatissimo lavoro dell’artista toscana è frutto della collaborazione con Alessandro Borgi (chitarra acustica) e con gli statunitensi Michael Hoppé (produttore e compositore incontrato per caso mentre Giuditta suonava per strada a San Giminiano) e David George (autore dei testi). Flauto e violoncello contribuiscono a fornire un’atmosfera fiabesca al tutto. (Katia Del Savio)

Advertisements
Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

HORSE FEATHERS, SO IT IS WITH US, KILL ROCK STARS 2014

hf2014_1718_final

C’è qualcosa di diverso in questo nuovo capitolo della carriera degli Horse Feathers: non proprio una svolta, ma un cambiamento di toni e colori nettamente percepibile, anche se già avviato in alcuni episodi della produzione più recente della band di Portland. E’ subito chiaro con Violently Wild, pezzo che apre So It Is With Us: da un titolo del genere qualcuno forse si potrebbe aspettare molti scossoni in più, ma chi conosce Justin Ringle e compagni sa che il tempo più veloce, la ritmica, l’arrangiamento non solo curato – come sempre – ma soprattutto luminoso rappresentano una decisa uscita dalla malinconia della gran parte dei loro pezzi, verso atmosfere più distese e leggere. Anche un brano che esprime rassegnazione come Why Do I Try si risolleva con note leggiadre e sognanti di pianoforte, una specie di riacquistata speranza. La fluidità melodica, la qualità del songwriting, le delicate venature roots e country, il clima bucolico che si respira ad ogni nota e la grazia espressa in ogni dettaglio rimangono quelli che già conosciamo, conferendo alla proposta chamber-folk degli Horse Feathers la solita piacevolezza. (Elisa Giovanatti)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Advertisements
%d bloggers like this: