Tag Archives: post-punk

THE YELLOW TRAFFIC LIGHT, TO FADE AT DUSK, WE WERE NEVER BEEN BORING 2015

0005937851_10

Secondo Ep per i torinesi The Yellow Traffic Light, uscito per il collettivo We Were Never Been BoringTo Fade At Dusk regala un’interessante commistione di sogni psichedelici anni ’60 e shoegaze anni ’90. Molto curate le parti strumentali, con le chitarre molto riverberate a costruire scenari psichedelici su ritmiche decisamente post-punk, su cui si inserisce con buone melodie la voce di Jacopo Lanotte, sfacciata quanto basta. Unica eccezione in scaletta è Burger Shot, che per raccontare una storia di emarginazione razziale, alienazione e sconfitta adotta un sound duro e sporco. Più puliti, anche se non immuni da nervosismi, gli altri tre pezzi, a partire dall’iniziale e travolgente Hideaway fino alla lunga cavalcata Fall, che chiude in sfumato 20 ottimi minuti che ci fanno sperare di ritrovare presto all’opera il quartetto. Ma l’episodio più riuscito è forse il singolo Cole Drives Too Fast, che assimila alla perfezione i modelli anglosassoni e li restituisce in una prova di sicura qualità. (Elisa Giovanatti)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

OUGHT, SUN COMING DOWN, CONSTELLATION 2015

ought

Orfani di Lou Reed – lui e i suoi Velvet, insieme a Talking Heads e Sonic Youth, sono i pilastri dell’immaginario sonoro della band di Montreal, così newyorkese, così urbano – gli Ought lo omaggiano in qualche modo con Men For Miles, aprendo così il secondo atto della loro carriera, non meno potente e interessante del primo. L’alienante routine quotidiana, le richieste assillanti cui ci sottopone la vita contemporanea, sono il bersaglio preferito di una critica sociale lucida e feroce, spesso incontenibile, tanto da seppellire la melodia sotto l’incessante fluire delle parole. “I’m no longer afraid to die/Because that is all that I have left/ Yes”, dice Tim Darcy in Beautiful Blue Sky, con quel “Yes” cantato con voce quasi estatica e una sorta di senso di sollievo: è l’angosciante riconoscimento di una persona ormai travolta dalla pressante routine, eppure quel “yes” afferma una scelta, vibra, smuove qualcosa. Proprio qui sta il centro dell’album, decadente, corrosivo, disturbante, eppure capace di svelare una vitalità inaspettata. Gli andamenti ossessivi delle tracce sono continuamente increspati da nervosismi, interferenze, spigolosità che forse non sono altro che l’irrompere dell’incontenibile carica istintiva primordiale del quartetto, una vivacità e un vigore che portano con sé i semi di qualcosa di costruttivo; una potenza davvero incisiva, la stessa che si dice sia dirompente nei live degli Ought, ma che ci sembra molto ben presente anche in studio. (Elisa Giovanatti)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

SHILPA RAY, LAST YEAR’S SAVAGE, NORTHERN SPY/AUDIOGLOBE 2015

shilparay

È in strane creature alla Shilpa Ray, cantautrice del New Jersey di base a Brooklyn, che anche nel 2015 il rock ritrova la sua ragion d’essere, e lo fa con un pugno nello stomaco e un ghigno sprezzante. Difficile restare immuni alla schiettezza disturbante e senza compromessi di Last Year’s Savage, album fatto di un blues-rock sporco, dall’anima punk e dalle molte sfumature soul, in cui le ossessioni della Ray – morte, sesso, auto-distruzione, tradimento – ci vengono buttate in faccia senza troppo preavviso, con un’urgenza viscerale, animale, trascinandoci in una spirale buia cui si sopravvive solo grazie al contemporaneo onnipresente sorriso sardonico dell’artista, uno humour beffardo e dissacrante che mitiga rabbia ed eccessi. Colpisce, in quasi tutte le tracce, la componente corporea, materica, così come la presenza – in senso fisico, appunto – della vocalità di Shilpa Ray, capace di graffiare, urlare, o insinuarsi sottopelle sensuale e malinconica (Burning Bride, per esempio), mentre l’inseparabile armonium indiano avvolge tutto in una nebbia spessa di ronzante e canzonatoria ironia. Difficile scegliere i brani migliori (forse Pop Song For Euthanasia, Johnny Thunders Fantasy Space Camp e Nocturnal Emissions) di questa grande prova, godetevi l’album dall’inizio alla fine. (Elisa Giovanatti)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

GLI SLEAFORD MODS FINALMENTE IN ITALIA!

Sleaford Mods Italian Tour poster

Di seguito un assaggio dell’intervista concessa dagli Sleaford Mods in esclusiva per l’Italia ed uscita sullo “Speciale Punk” dello scorso febbraio, intervista che potrete leggere per intero – ve la consigliamo vivamente! – scaricando gratuitamente il numero speciale nella sezione “Magazine.” Già che ci siamo, vi ricordiamo le tre date che il duo punk-electro-hip-hop inglese terrà a giorni nel nostro paese: 2 maggio, Bologna, al Covo Club; 3 maggio, Milano, all’Arci Biko; 4 maggio, Roma, all’Init.

INDIANA: Una volta Nottingham era nota come la città di Robin Hood e del Forest di Brian Clough, la squadra due volte vincitrice della Coppa Campioni. Ora ci sono gli Sleaford Mods. Come è cambiata la scena cittadina da quei tempi e dopo il vostro esordio del 2007?

JASON WILLIAMSON: Guarda, ad essere onesti Nottingham non è mai brillata nel panorama musicale e fa piacere poter dire di avere fatto qualcosa di decente e che qualcosa fatto dalle nostre parti comincia a essere apprezzato in Inghilterra e anche all’estero. A Nottingham tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta c’era una bella scena di musica da club, un mondo, ti confesso, che qualcosa mi diceva e che deve avere contribuito non poco alla mia formazione musicale. Ammetto di non avere mai tanto seguito il Nottingham Forest, ma la squadra, come hai ricordato, andava molto forte negli anni Settanta. Ho molti amici tifosi che vanno allo stadio e come ogni tifoso che si rispetti conducono una vita di alti e bassi. Come non capirli, è ovvio che oggi rimpiangono i bei tempi.

Vi considerate gli eredi di qualcuno o pensate di avere avviato voi stessi una tradizione musicale?

Si tratta semplicemente di punk. Nulla di più. Divertente, molto inglese e carico di rabbia. Ma dirti che discendiamo in linea diretta da tutti quegli altri grandi, questo proprio non so. Non ne sono tanto sicuro…

CONTINUA LA LETTURA SCARICANDO GRATUITAMENTE LO “SPECIALE PUNK” NELLA SEZIONE “MAGAZINE”

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

SPECIALE PUNK: PRIMA INTERVISTA ITALIANA PER GLI SLEAFORD MODS

Speciale PUNK_01_easy

Questa volta è il caso di dirlo: siamo orgogliosi di presentavi lo SPECIALE PUNK di INDIANA MUSIC MAGAZINE con l’intervista in esclusiva italiana agli artisti britannici del momento: gli Sleaford Mods, esplosivo duo punk-elettro-hip hop di Nottingham che si rivela a INDIANA senza peli sulla lingua. Da non perdere anche le nostre punk-recensioni e l’INDIANA MUSIC CONTEST: mandateci i vostri demo! Cosa aspettate? Cliccate sulla copertina e che il pogo inizi!

Click HERE to read Sleaford Mods interview in English.

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

VIET CONG, VIET CONG, JAGJAGUWAR 2015

Viet Cong_easy

Da Calgary, stato dell’Alberta, Canada, fanno il loro esordio sulla scena indie rock d’oltreoceano i Viet Cong con l’omonimo album. Un sound in bilico tra variazioni post-punk e una profonda infatuazione per le derive psichedeliche più pure – per intenderci quella della golden age di San Francisco nei Sixities – fanno dei Viet Cong una delle novità più interessanti del panorama alternativo internazionale. E se a ciò aggiungiamo anche un uso moderato e sapiente di electronic tricks anni Ottanta, allora la miscela sonora potrebbe davvero diventare instabile. Intendiamoci, i ragazzi non si sono affatto prefissi di riscrivere la storia del rock, ma con il coraggio delle loro idee sono certamente riusciti ad attirare l’attenzione di molti non solo in patria. Più in generale l’impressione che si ha ascoltando le sette tracce dell’album – i testi scivolano verso un esistenzialismo soft ben incarnato dal verso “What is the difference/ between love and hate?” – e di una sfrenata gioia per la scoperta di suoni, atmosfere e ritmi, un aspetto, quest’ultimo, ben evidente nella monumentale March of Progress. Correte ad accaparravi una copia, datemi retta, saranno soldi ben spesi. (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

MARILYN MANSON, THE PALE EMPEROR, HELL ETC./COOKING VINYL 2015

MM 2015

Secondo album da indipendente per il reverendo dell’eccesso e della provocazione. Mr. Manson, tra una ripresa e l’altra della serie TV Sons of Anarchy, si è chiuso in studio è ha sfornato un disco che trasuda una solida e matura inquietudine umana che riesce a smussare – ma, diciamolo a chiare lettere, non a cancellare – gli insegnamenti del buon William Blake. Musicalmente assistiamo a un’evoluzione rispetto al precedente Born Villain: l’hard rock verte decisamente più verso un blues malato di punk che ha da un lato in Danzing e dall’altro in un’elettronica dark, a metà tra Depeche Mode e Nine Inch Nails, i suoi maggiori riferimenti. Il tutto poi è condito da una sapiente dose di Eighties tanto che ogni tanto sembra fare capolino qua e là il Billy Idol di Shock the System. I fedeli adepti di Marilyn di fronte a questi paragoni potrebbero storcere abbondantemente il naso ma rischierebbero di vederlo cadere molto presto: le nuances evidenziate arricchiscono, infatti, il “DNA metallaro” di Manson rendendo meno opprimente e cupo il sound e permettono a tutta una nuova schiera di ascoltatori di avvicinarsi alla sua musica. Il tempo per una “pesante lezione” di storia c’è sempre, ma ora vale la pena di godersi dall’inizio alla fine questo magnifico The Pale Emperor. Tra i vari formati in vendita, il mio vivo consiglio , è quello di acquistare il doppio LP; le sorprese, e non mi sto limitando alle sole tre bonus track acustiche, non mancheranno di stupirvi. Il 2015 non poteva iniziare meglio! (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

MANIAXXX, EXORCIZM, EDISON BOX 2014-15

Maniaxxx

A una prima e impulsiva impressione, l’incipit dell’album, l’onomatopeica Splash! Bang! Wroom!, potrebbe depistare l’ascoltatore con il suo “rumorismo”. Basta però un piccolo sforzo per procedere oltre “l’ordinaria follia” del momento e arrivare ad abbracciare una lussureggiante creatura sonora che, senza nessun pregiudizio, utilizza le mille facce del rock’n’roll per abbozzare nell’aria auspici musicali. Esempio di questo approccio dagli alterni umori e, di conseguenza, volutamente senza regole precise, è il brano Galaxy Express nel corso del quale schegge psichedeliche corrono in soccorso della rabbia anarchica di un punk molto noise dando vita a una cardiaca versione 3.0 della surf music. Per i Maniaxxx, arrivati al primo disco dopo un trittico di EP, tutto è lecito purché l’adrenalina rimanga alta! (Matteo Ceschi)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

P4TM: PUNK D’AUTORE SU INDIANA MUSIC MAGAZINE

Cover-DICEMBRE 2014_easy

Cliccate sulla copertina! E’ scaricabile gratuitamente da oggi il numero 3 di INDIANA MUSIC MAGAZINE, con cover dedicata ai Polar For The Masses: all’interno, una lunga intervista che esplora il mondo della band veneta e il suo ultimo #UnaGiornataDiMerda. Per chi se lo fosse perso, spazio al nostro INDIANA MUSIC CONTEST 2014 e a Daniele Cocca (Blues Cave Studio), partner dell’iniziativa. E ancora, un nuovo partner per INDIANA: Scambio Date, scoprite di cosa si tratta! Tutto questo, e molto altro, in freedownload per i nostri lettori.

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

L’OFFICINA DELLA CAMOMILLA, SENONTIPIACEFALOSTESSO DUE, GARRINCHA 2014

SenontipiacefalostessoDUE_cover

Senontipiacefalostesso due è un concentrato di candore tipico di chi ha vent’anni, con l’aggiunta di un pizzico di disillusione, un goccio di cattiveria e abbondante ironia. Il secondo lavoro del quintetto milanese sembra un unico flusso di coscienza, nel quale la voce infantile di Francesco De Leo descrive ciò che vede nella sua città di adozione (è ligure di Chiavari, ma vive come gli altri a Milano), magari dal finestrino di un tram. Così il concentrato si diluisce lungo tutte le 15 tracce, capitanate dalla divertente Gentilissimo oh, sorta di canzoncina per bambini il cui protagonista è un Alice al maschile post-adolescente che vive alcune disavventure in città. I toni soffici di tracce come Piccola sola triste, Charlotte e Bucascuola (il pianoforte sembra un carillon) si alternano a brani di impronta garage e punk, come Squatter, Nazipunk e la graffiante Bicicletta pirata, tutte comunque piene di immagini, osservazioni, storie, appunti raccolti in giro e riportati spesso con originalità, specialmente sul fronte dei testi. A differenza del primo disco qui l’identità sonora è meno precisa, in bilico appunto fra un fresco soft rock e pestate di batteria post-punk, e questa dimensione indefinita fa pensare che Senontipiacefalostesso due sia un disco di transizione. In attesa che gli Officina della Camomilla trovino una direzione più precisa nel successivo capitolo discografico è interessante ascoltare Meringa Lexotan, che mescola in modo straniante e allo stesso tempo efficace questi due mondi sonori. (Katia Del Savio)

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
%d bloggers like this: