Tag Archives: Psych Rock

BEE BEE SEA, SONIC BOOMERANG, DIRTY WATER/WILD HONEY 2017

Ci avevamo visto bene quando su queste pagine avevamo apprezzato il bel disco d’esordio dell’allora semi-sconosciuto trio mantovano. Trascorsi due anni, passati perlopiù sul palco (anche a fare da spalla a gruppi del calibro di Black Lips e Thee Oh Sees), i Bee Bee Sea tornano con Sonic boomerang confermando quanto di buono avevano già mostrato: abbiamo qui otto tracce dall’energia esplosiva, che se possibile velocizzano ulteriormente il garage rock del primo lavoro, e lo condiscono con una certa vena psych e qualche incursione punk (No fellas); resta intatta l’attitudine alle belle melodie e ai ritornelli accattivanti, che i tre azzeccano sempre con un talento naturale e senza rinunciare all’indole sguaiata e rumorosa. La spavalderia con cui i Bee Bee Sea ci sbattono in faccia tutta la loro ruvidezza rischia addirittura di nascondere, qualche volta, quanto di più interessante possiamo ritrovare in Sonic boomerang, ossia l’ulteriore margine di crescita, di maturazione, le potenzialità compositive ed esecutive per niente indifferenti (provare This dog is the king of the losers o I shouted per farsi un’idea). Insomma il materiale è ottimo e ancora una volta lascia ben sperare. Tutte le anteprime di questo secondo album sono uscite su testate americane (NPR, Northern Transmissions, Brooklyn Vegan…), mentre l’angloamericana Dirty Water si è scomodata per la distribuzione del disco, e con tutte le buone premesse di cui sopra non stupisce affatto l’interesse riscosso al di là dell’Atlantico, verso cui del resto guarda prevalentemente il sound del trio, con puntate su entrambe le coste statunitensi. A casa nostra, intanto, vi invitiamo ad alzare il volume, o, ancora meglio, a seguire i Bee Bee Sea dal vivo. (Elisa Giovanatti)

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MOTHER ISLAND, WET MOON, GO DOWN RECORDS 2016

motherisland

Dopo l’ottimo esordio dello scorso anno i vicentini Mother Island tornano con Wet Moon, album dal suono caldo, avvolgente, registrato totalmente in analogico da Matt Bordin. Il risultato è più che convincente: il background psichedelico del gruppo si lascia qui invadere da sapori blues e soul, i primi particolarmente adatti ad evidenziare la vena malinconica e cupa che emerge in molti dei brani di questo Wet Moon (la bellissima Heroin sunrise, giusto per dirne uno), gli altri perfettamente udibili nella vocalità di Anita Formilan, voce graffiante, calda ed energica che ispira grandi paragoni. Con episodi di contagiosa immediatezza (On days like these) ed altri di enigmatica interpretazione (La danse macabre, un tuffo in abissi profondi), la proposta dei Mother Island è stratificata quanto basta per incontrare il favore di ascoltatori più o meno esigenti. Vi invitiamo a seguire la band dal vivo, promette davvero bene. (Elisa Giovanatti)

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MORGAN DELT, PHASE ZERO, SUB POP 2016

morgandelt

Mettete insieme rock psichedelico e piedi ben piantati per terra (lo so, è strano) ed otterrete una buona sintesi di tutto quanto confluisce in Phase Zero, nuovo album di Morgan Delt, il primo per Sub Pop. Atmosfere offuscate e vagamente allucinatorie, echi, riverberi, armonie vocali, chitarre fuzz, sono sì una parte preponderante del mondo sonoro di questo lavoro, e lo sono peraltro ben al di là dei cliché di genere, grazie ad una creatività fuori dal comune; è, però, un ambiente in cui troviamo riversati, fra belle melodie, le ansie e le inquietudini dell’oggi, il rifiuto del nostro modo di vivere, le paure che quotidianamente ci si parano davanti agli occhi. Lo sgomento di fronte alla violenza del mondo di oggi apre l’album con I don’t wanna see what’s happening outside, diluito in una cristallina melodia pop che non potrebbe stridere di più con il contenuto del brano. È il pezzo che stabilisce le coordinate dell’album, che da lì si discosta solo in occasione di qualche leggera accelerazione e di saltuarie inquietanti increspature delle sonorità (Mssr. Monster su tutte). Curato in ogni dettaglio, Phase Zero offre nuovi spunti ad ogni ascolto. Provare per credere. (Elisa Giovanatti)

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THE CHANFRUGHEN, SHAH MAT, MOLECOLE PRODUZIONI 2016

The Chanfrughen 2 (foto Paola Pietronave)

Vengono dalla Liguria, da Andora per la precisione, un luogo che hanno deciso di trasformare nella loro personalissima New Orleans. I Chanfrughen – Alessandro Bacher, Gianluca Guardone, Andrea Risso— usano & abusano della ricca tradizione sonora degli anni Settanta dipingendo un’Italia che ha del fantastico se non fosse che tutto suona tra le loro mani maledettamente vero. Il disco, il secondo in carriera, è un limpido esempio di un certo tipo di rock contemporaneo che, pur abbeverandosi a un passato inevitabile, riesce ancora a parlare un linguaggio originale e sincero. Sostenuto dalla maschia ritmica di Andrea Risso, il power trio si esalta ad abbandonare scopi e intenzioni per accendere il fuoco di jam intrise di lampi psichedelici e di appiccicosi umori funk. Non mi credete? Provate a “iniettarvi” Parassiti e vi entreranno in circolo in una sola “botta” Stevie Wonder, i Quicksilver Messenger Service e i contemporanei Graveyard. Dire che aspettavo un album come Shah Mat – in persiano “il re è morto” – sarebbe piuttosto arrogante e pretenzioso da parte mia, mi limiterò, allora, ad annunciarvi, che i Chanfrughen sono ufficialmente entrati nella mia playlist personale e che, cosa non affatto trascurabile visto il mio orecchio molto esigente, Gianluca Guardone è per il sottoscritto la voce più interessante del 2016. L’anno non poteva iniziare meglio! (Matteo Ceschi)

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