Tag Archives: Public Enemy

METRICO, PERSONA EP, 2015

Metrico

Un lavoro contraddistinto da atmosfere party infarcite di rime al testosterone. Il rapper friulano Metrico se la cava bene come MC, ma da buon sound engineer & designer, il suo pezzo forte dell’EP rimangono le basi. D’altronde a Madlib non si chiedono certo rime assassine! In Strana analogia, pezzo dal groove futuribile à la Daft Punk, la base gira in perfetta sintonia con un flow che ricorda Tormento e pare possedere tutte le carte per diventare una hit (sempre che raggiunga i canali giusti… incrociamo le dita!). Spasmi di stasi, annuncia improvvise finestre melodiche che impreziosiscono una già ricca ed energica trama. In realtà, però, sono Pesci nelle reti e Io voglio andare al mare, realizzata nella tradizione dei Righeira, i migliori momenti del lavoro di Metrico. E lo sono nella misura in cui fanno vedere nuovi e possibili sviluppi di crescita artistica e – cosa apprezzabile da un vecchio old school boy fan di Public Enemy e ATCQ – in cui si staccano da un’ormai soffocante, sebbene redditizia, visione da “battle.” (Matteo Ceschi)

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DIAMOND DISTRICT, MARCH ON WASHINGTON, FATBEATS RECORDS/MELLO MUSIC GROUP 2014-15

March on Washington_easy

Oddisee, Uptown XO e yU provengono dal più profondo underground del District of Columbia e il fatto di essere approdati alla Fatbeats Records – oggi la migliore etichetta hip-hop statunitense che per la qualità dei prodotti può rivaleggiare persino con l’estinta Rawkus – non ha smussato il loro approccio street e da commentario sociale. Il loro sguardo musicale rimane critico anche in un momento, quello della presidenza Obama, in cui molti con superficialità facilona dimenticano il “brutto che rimane in giro.” I Diamond District piombando sui palazzi del potere, li scoperchiano e rammentano a chi li abita che, solo a poche centinaia di metri dal Campidoglio e della Casa bianca, orde di disperati e delinquenti premono per uscire da edifici fatiscenti e ridisegnare con tinte forti la cartolina della capitale mondiale del potere. Ed è proprio al concetto di “power”, in particolare al potere delle parole e del suono, che il trio di MCs capitano da Oddisee (che produce tutto l’album) si affida per fare ritornare il rap alla sua prima missione, quella di “voce dei senza voce.” Senza gli isterismi “gansta” degli N.W.A., March on Washington raggiunge con un’efficacia tagliente in stile Public Enemy le menti di quanti sono disposti a vedere. A facilitare il compito, un tappeto di beat che più che al mood hardcore di Terminator X e soci sembra, invece, rifarsi al mood jazzato dei Gang Starr di Guru e DJ Premier. (Matteo Ceschi)

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WHITE MANDINGOS, THE GHETTO IS TRYNA KILL ME, FAT BEATS REC. 2013

White Mandingos cover_easy

Concept album ispirato a uno dei tanti “eroi comuni” dello scacchiere urbano statunitense che unisce la cattiveria e la frustrazione del punk con l’incredibile carica di denuncia della cultura hip-hop. Il rapper losangeleno Murs, Darryl Jenifer, bassista e anima della band hardcore Bad Brains – ve li ricordate, quelli di Banned in D.C.? – e il musicista e agitatore culturale Sacha Jenkins non vi faranno rimpiangere con la loro music narrative i tempi d’oro di Public Enemy e Beastie Boys. Le atmosfere assolutamente street dei White Mandingos crescono di intensità di brano in brano come in una pièce teatrale degna di questo nome: suoni, umori e performance evolvono e con essi i personaggi musicali che popolano The Ghetto Is Tryna Kill Me. Se non mi credete, almeno date retta ai diretti interessati quando affermano, senza paura di essere poi smentiti, <The White Mandingos are heavy, not wavy.> (Matteo Ceschi)

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