Tag Archives: Radiohead

GENGAHR, A DREAM OUTSIDE, TRANSGRESSIVE 2015

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Album di debutto dei Gengahr – band di North London ancora semi sconosciuta in Italia, nonostante l’apertura della data milanese degli Alt-J lo scorso febbraio, ma già ottimamente accolta in patria – A Dream Outside ha un’apparenza che potrebbe ingannare: melodie psych-pop estremamente accattivanti, unite al falsetto di Felix Bushe, creano motivi in cui si vorrebbe sguazzare per ore, avvolti dalle chitarre effettatissime, note cariche di riverbero che creano ambienti sognanti e fantastici. La prima traccia, Dizzy Ghosts, chiarisce subito quale sia il sound dell’album, con una partenza lieve che sfuma man mano in sonorità più corpose e rock. Seguono, uno dietro l’altro, pezzi che più catchy non si può. Eppure, dicevamo, non c’è solo apparenza: l’atmosfera leggera e sbarazzina non cela del tutto testi a volte inquietanti, più spesso stranianti (popolati da streghe, creature marine, fantasmi, voglie vampiresche e sentimenti non sempre nobili), così come non nasconde piccole increspature del sound, brevi derive quasi noisy (Ember) e, soprattutto, anche molta sostanza. Difficile scegliere i brani migliori: forse Heroine e Lonely As A Shark, di ispirazione vagamente Radiohead, forse She’s A Witch e Bathed In Light, coi loro motivi orecchiabilissimi, ma anche la quasi strumentale Dark Star… Quel che è certo è che arrivati alla fine viene voglia di ricominciare. (Elisa Giovanatti)

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YUKO, LONG SLEEVES CAUSE ACCIDENTS, UNDAY/AUDIOGLOBE 2014

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Arriva anche in Italia il terzo album dei belgi Yuko, band capitanata da Kristof Deneijs attualmente in tour nel nostro Paese. I ragazzi sono andati a scuola dai Radiohead e lo si sente ad ogni nota: certi gesti della chitarra, ancora di più la batteria (Karen Willems) – specie quando insiste, quasi meccanicamente, in un delicato sincopato sopra linee malinconiche – ricordano tantissimo In Raibows, mentre lo stile vocale di Kristof ibrida felicemente Jonsi Birgisson e Thom Yorke, e questi sono solo esempi per un disco che dall’inizio alla fine omaggia sinceramente i suoi maestri senza risultare mai stucchevole. Con qualche cambio di formazione, infatti, e soprattutto rimboccandosi le maniche – il titolo dell’album, a proposito, è l’avvertimento dato alle donne che durante la II Guerra Mondiale sostituirono i mariti nelle fabbriche – gli Yuko hanno trovato un loro sound affascinante e non catalogabile, raffinato, che sulle reminiscenze di un post-rock nordico (ancora i Sigur Ros, nella loro versione più atmosferica) e dell’esperienza Radiohead innesta melodie più smaccatamente pop e accessibili (While You Figure Things Out) più tutta una serie di elementi disparati ed apparentemente estranei, eppure tutti al posto giusto: barocchismi vari, inserti spiritual (Usually You Are Mine), persino una bellissima voce di soprano (Deborah Cachet) in un paio di tracce; esemplare A Couple Of Months On The Couch, che parte piano e cresce man mano con soprano, cori, fiati, riverbero, sonorità sempre più piene, eppure non ridondante, barocca ma non troppo, mette tutto al punto giusto, finché sul finire pian piano si spegne: semplicemente splendida, chiude come meglio non si poteva un album sorprendente. La copertina è opera del bravissimo illustratore londinese David Foldvari. (Elisa Giovanatti)

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DRINK TO ME, BRIGHT WHITE LIGHT, 42 RECORDS 2014

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Sono passati dodici anni da quando i piemontesi Drink to Me muovevano i loro primi passi nel mondo della musica, inizialmente con una classica formazione da rock band, per poi evolversi in un’entità nuova, protesa verso la musica elettronica. Nel 2008 il primo album completo, Don’t Panic, Go Organic! venne registrato a Londra e uscì per l’etichetta italo-inglese Midfinger Records. Da allora i Drink to Me hanno pubblicato altri due album lanciandosi in mondi sonori vicini al krautrock e alla psichedelia. Dopo S, album molto apprezzato dalla critica, il frontman Marco Jacopo Bianchi nel 2013 si è lanciato con successo nel progetto solista denominato Cosmo, che con Disordine ha proposto un originale mix di cantautorato italiano condito da musica elettronica. Rientrato alla base ha lavorato alla realizzazione di questo quarto entusiasmante album, che ha nel primo singolo Bright (il cui ritornello infetta la mente come un virus che non se ne vuole andare) il riassunto di tutto ciò che i Drink to Me producono: musica sintetica al servizio di melodie pop. Un’alchimia perfetta che a tratti ricorda i Radiohead e soprattutto gli americani Animal Collective, ma che raramente prende pieghe oscure (nella dolcissima Wild si sospende per pochi secondi il beat per far ascoltare la voce solista di Marco Jacopo che si prende in giro facendosi poi una risata) e questa è la vera cifra del gruppo. In Bright White Light i Drink to Me, accostano campionamenti di svariate provenienze: loro stessi hanno detto di aver utilizzato dai frammenti di musica in stile Motown alla voce di Clod del duo italiano Iori’s Eyes, ma descrivere la musica elettronica è quasi impossibile. Non vi resta che ascoltarli e lasciarvi rapire fino al fruscio di “fine programmi” di Estatic. Potete trovare questa recensione anche nel nostro foglio d’informazione mensile scaricabile gratuitamente nella sezione Magazine. I Drink To Me partono in tour domani 26 ottobre. Per informazioni potete visitare il sito http://www.locusta.net. (Katia Del Savio)

 

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