Tag Archives: Sinead O’Connor

IBEYI, IBEYI, XL RECORDINGS 2015

673

Per il disco di debutto delle giovanissime gemelle Lisa-Kainde e Naomi Diaz si è mossa addirittura la XL Recordings (Radiohead, Adele, Jack White, ecc.) Le due diciannovenni, una pianista e cantante e l’altra percussionista, sono figlie d’arte: il padre Miguel “Anga” Diaz era percussionista (maestro di conga) nei Buena Vista Social Club, ma Lisa-Kainde e Naomi giurano di aver iniziato a comporre musica solo dopo la sua morte, avvenuta quando avevano 11 anni. La molteplice provenienza culturale è molto importante per comprendere la loro musica: nate a Parigi, trasferitesi per un po’ a Cuba, dove sono cresciute nella cultura Yoruba, ovvero lingua, religione e tradizioni che gli schiavi deportati da Nigeria e Benin portarono con sé nei Caraibi e in Brasile. Ora vivono di nuovo nella capitale francese con la mamma franco-venezuelana. Un miscuglio così intrigante che non poteva che trasformarsi in una musica ricca di suoni e riferimenti. Così le due sorelle (Ibeyi significa proprio gemelle), molto diverse caratterialmente e anche nei gusti musicali, fra una discussione e l’altra, e con l’aiuto di Richard Russell della XL, hanno costruito un album che fonde spiritual, elettronica, r’n’b, hip-hop, soul, jazz, musica etnica afro-caraibica e molto altro (In Think of you si sentono echi di Ryuichi Sakamoto), unendo in modo molto interessante tradizione e modernità, anche all’interno di ogni singola canzone (River, ad esempio, ha una ricchezza di suoni e di generi sorprendente, così come Mama Says, che rispolvera trip-hop, con l’aggiunta di soul, il tutto accompagnato da un delicatissimo pianoforte). Ibeyi è cantato in inglese, in francese e nella lingua Yoruba e la voce eterea di Lisa ricorda a tratti quella di Bjork e di Sinead O’Connor (ascoltare Oya per credere), ma anche Naomi, che con le sue percussioni fornisce un ipnotico ritmo fondamentale a tutto l’album, contribuisce vocalmente, ad esempio nella finale canzone a cappella intitolata proprio Ibeyi. Le ragazze hanno inserito coraggiosamente molte emozioni legate a dolorose vicende personali, che rendono il disco intenso, oltre che denso. Da non perdere! (Katia Del Savio)

Advertisements
Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

SINEAD O’CONNOR, I’M NOT BOSSY. I’M THE BOSS, NETTWERK 2014

Sinead_Digi_Boss2

A 47 anni, l’artista che sa essere convincente sia con la sua voce dolcissima che con la sua rabbia ha deciso di stupire ancora una volta. Già il titolo e la copertina che vede Sinead O’Connor in versione sensuale e ammiccante svelano una trasformazione, l’ennesima, dell’artista. Lo ha fatto per provocare di nuovo? Visto che solo pochi mesi fa mandò una lettera alla popstar americana Miley Cyrus consigliandole di non lasciare che usassero il suo corpo per far vendere più dischi, la provocazione sembra riferirsi a quella questione. Dietro a I’m not bossy. I’m the boss (Non sono prepotente. Sono semplicemente il capo) si cela in realtà la campagna per l’affermazione delle donne forti e capaci che non devono essere discriminate, lanciata dal direttore operativo di Facebook Sheryl Sandberg, alla quale la O’Connor (oltre ad altre star come Beyoncé) ha aderito. Ma l’ultimo album dell’artista irlandese non è solo questo, naturalmente. Come sempre la complessità di Sinead è rappresentata da ogni singolo brano e da tutte le sfumature che riesce a rappresentare con la sua splendida e unica voce. Dall’r’n b di Kisses like mine al folk irlandese di The Vishnu Room, dal rock potente e drammatico di Harbour (il finale ricorda la forza e l’intensità di You made me the thier of you heart incisa per la fantastica colonna sonora del film In the name of the father del 1993) fino al divertente funky intitolato James Brown, interpretato insieme al sassofonista nigeriano Seun Kuti, figlio del grande Fela Kuti, Sinead mostra le sue mille sfaccettature. La cantautrice stessa ha dichiarato che, tranne il brano d’apertura How About Be Me, I’m not bossy. I’m the boss non è un album autobiografico, ma in esso lei interpreta alcuni personaggi femminili. Questo espediente artistico è stato utilizzato anche da altre cantautrici, come Tori Amos nel disco di cover Strange Little Girls. In Take me to church Sinead dice “Per quale motivo scrivo canzoni d’amore? Non le voglio scriverne mai più”. In realtà amore e sesso sono il filo conduttore dell’album, dalla dolce How about I be Me all’incisiva Dense water deeper down non si celano sentimenti e desideri, in modo libero, esplicito e semplice. Nulla da stupirsi: le contraddizioni fanno parte del mondo artistico di Sinead. Il precedente album How about I be me (And you be you)? conteneva maggiori punte di diamante, ma l’ultimo lavoro della cantautrice ha il pregio di essere più positivo e leggero. (Katia Del Savio)

Tagged , , , , , , , , ,
%d bloggers like this: