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Cari amici, ad agosto i tre piccoli indiani hanno rallentato un po’ il ritmo dei loro post, ma non sono andati del tutto in vacanza…continuate a seguirli con qualche notizia dal mondo indipendente su Facebook e Twitter.

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HO99O9, HORRORS OF 1999 EP, 2015

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Se vi foste mai chiesti se in un brano potessero coesistere i Bad Brains e gli Heltah Skeltah, il primo EP degli Ho99o9 vi fornirà tutte le risposte affermative che andavate cercando. Il duo del New Jersey, formato da Eaddy & TheOGM, irrompe e sconvolge la scena dell’hip-hop alternativo con un serrata sequenza di cinque brani tiratissimi che spalancheranno al mondo i vostri più oscuri, torbidi e sudati pensieri. Hardcore, rap e “disturbanti” presenze punk-core trovano il loro habitat ideale nelle folli e esplosive composizioni degli Ho99o9, le uniche in grado di ridare consistenza a una black music comodamente appiattita sui modelli degli anni Settanta. Da dove cominciare l’ascolto? Dall’ultima traccia, Savage Heads. (Matteo Ceschi)

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FINAL DAYS SOCIETY, ICEBREAKER, SOUNDPOLLUTION 2015

Icebreaker Cover

I Final Days Society non solo provengono dal sud della Svezia, la regione divenuta nota grazie agli sceneggiati del commissario Wallander, ma ognuno dei cinque membri vanta precedenti esperienze in altrettante band. Icebreaker, loro terza fatica, si presenta come un lavoro compatto e maturo pur mantenendo qualche lecita ingenuità che regala al disco un tocco sbarazzino ed estremamente fresco. La matrice pop si mischia con l’infinita gamma di possibilità che solo la musica elettronica e un suo uso fantasioso possono dare e con l’azzardo del post-rock. La musica dei Final Days Society ha bisogno dei suoi tempi, anche quelli lunghi – molti dei brani di Icebraker si spingono oltre i sei minuti – ma ciò non sembra minimamente incidere sulla resa finale. Il consiglio è di lasciarvi andare e di seguire mano a mano i suggerimenti che questa sorprendente, e da noi ancora sconosciuta, band saprà suggerirvi. Parola di indiano! (Matteo Ceschi)

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RECORD SELLER’S MONTHLY CHOICE – GIUGNO 2015

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Quasi in coincidenza con il primo anniversario della messa on-line di INDIANA, inauguriamo una nuova collaborazione con lo storico negozio di dischi di Milano Rossetti Records & Books (vedi pagina partner). Maurizio & Aron, i titolari, ci suggeriranno ogni mese il titolo di un disco indipendente, nuovo o classico, che stanno spingendo di più nel loro punto vendita. Il nostro vivissimo consiglio è di prestare occhio ai loro suggerimenti e, se siete di strada, passare a trovarli in via Cesare da Sesto 24, a Milano, a pochi metri dalla fermata della metropolitana S. Agostino. Non perdetevi, allora, il box colore arancione sulle nostre pagine!

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INDIeVISIBILE FESTIVAL 2015

INDIeVISIBILE Festival 2015

L’INDIeVISIBILE festival arriva alla sua terza edizione. Organizzata dall’Associazione Valerio Capponi, la manifestazione sonora vedrà alternarsi dal 17 al 19 luglio prossimi sul palco di Torano Nuovo (TE) alcuni dei più interessanti nomi del rock indipendente italiano e sarà accompagnata da intensi momenti gastronomici in cui gustare le prelibatezze della cucina abruzzese. In scaletta tre artisti per serata: il 17 luglio, Fast Animals and Slow Kids, Nadar Solo e Cosmetic; il 18 luglio, Edda, Nadar Solo, Bamboo; e, per la serata conclusiva, il 19 luglio, Andrea Appino, Giovanni Truppi e Lucio Corsi. Nel corso delle settantadue ore, ampio spazio a numerose attività collaterali artistiche (street art, pittura, animazione per i più piccoli e mercatini). INGRESSO GRATUITO per tutti! Quindi, cosa aspettate ad organizzarvi per godervi questo piccolo e prezioso festival nato per ricordare le tante passioni di un giovane prematuramente scomparso! Per informazioni: acvaleriocapponi@gmail.com

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THE THIRST: IL FUNK-ROCK SCUOTE LE STRADE DI LONDRA

The Thirst, early June 2015_easy

Ruvidi quel tanto che basta da fare risaltare le mille sfumature funk ben al di sopra della prepotente matrice rock, i The Thirst suonano ancora in strada – nell’occasione in cui li ho incontrati e fotografati, nella centralissima Tottenham Court Road – e distribuiscono a mano il loro EP, Laugh with the Sinners. Ma hanno già in cantiere un album (in arrivo entro la fine dell’anno) e l’idea di scuotere la scena musicale inglese ed europea fino a fare rivalutare a noi critici stanche verità date ormai, un po’ per pigrizia e un po’ per mancanza di originalità dei prodotti, per acquisite. A metà esatta tra l’inarrivabile modello di Sly & The Family Stone, la sbarazzina sfrontatezza degli Outkast più sofisticati – per intenderci quelli in cui lo zampino di Andre 3000 è più evidente – l’arcobaleno ritmico di Jamiroquai e un immancabile pizzico di Beatles, il quartetto di Brixton suona senza pregiudizi e complessi e lo fa con la convinzione dei propri mezzi. I brani, dalla street hit, Damn Girl, a Dance, Dance fino a Music Sounds Better, cover degli Stardust, danno più di un’idea di quello che ci si potrà aspettare dal primo lavoro ufficiale. L’affollatissima scena musicale londinese ha mangiato e sputato via migliaia di gruppi, ma il boccone rappresentato dalla band dei fratelli Mensah & Kwame Hart, suona così dolce e prelibato da meritare di essere gustato fino in fondo e di diventare un piatto fisso del menù à la carte della Swinging London 3.0. Il mio consiglio è di ampliare i vostri tour londinesi e di provare a scovarli adesso che siete ancora in tempo di goderveli nella loro intensa ed eccitante versione “buskers”! (Matteo Ceschi)

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ANDREA ASCOLESE, TI PORTERÒ, PROGETTI DADAUMPA/MATERIALI MUSICALI 2015

Andrea Ascolese

Blues e pop a braccetto come solo il sentiero musical-culturale dell’ormai rinomata Via Emilia riesce a mettere insieme. Sono questi gli elementi di maggior spicco del disco d’esordio di Andrea Ascolese, cantautore e compositore laureato in Civiltà afro-americana, che pare rinverdire con una precisa manciata di note il fermento e l’entusiasmo che animarono decenni addietro la regione. Ad accompagnare gli otto brani della tracklist una spiccata propensione per il ritmo che colora le composizioni di piacevoli sfumature black, dal blues già citato di La rete fino alle impressioni delicate di atmosfere caraibiche di Via Cipro, 63. Ascolese dimostra oltre a un’ottima padronanza anche una certa personalità vocale seppure rimangano piuttosto evidenti i riferimenti al timbro e allo stile canoro di Nek. (Matteo Ceschi)

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RED PILL, LOOK WHAT THIS WORLD DID TO US, MELLOW MUSIC GROUP 2015

Red Pill Dopo l’esperienza gratificante con gli Ugly Heroes – potete leggere la recensione del titolo in questione su INDIEceRed Pill, rapper di Redford, Michigan, trova il tempo di dedicarsi al suo esordio solista. Il disco – che vanta una squadra di produttori eterogenea tra cui compare il nome dello stesso Red Pill – veleggia su un agile mood jazzato che ha in That’s Okay e in Rap Game Cranky due ottimi esempi di “free-rap” notturno. Tutto in Look What This World Did to Us possiede una morbida ruvidezza che richiama da un lato i fasti sonori degli anni Sessanta – se non mi credete, andatevi ad ascoltare il loop stile Curtis Mayfield di Kids prodotta da Hir-O – e dall’altro il flow preciso e fluido dei migliori maestri della East Coast. Ottimo MC, Red Pill dimostra anche un peculiare gusto in qualità di produttore prediligendo un sound vintage stile anni Quaranta che fa tanto atmosfera da Martini cocktail e aiuta a rinverdire i più seri dettami dell’old school rap. Un ottimo album nel complesso, che vi consiglio caldamente; ma, se cercate il mood polleggiato da club, vi converrà guardare altrove. La mia proposta indecente comunque è questa: gustarlo in compagnia di amici accompagnandolo con del buon Rémy Martin stando però sempre pronti a coglierne ogni singolo suggerimento sonoro! (Matteo Ceschi)

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WOLTHER GOES STRANGER, “II”, LA BARBERIA/IRMA RECORDS 2015

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Poggiando le orecchie su certi dischi viene da domandarsi con spontanea rassegnazione se mai raggiungeranno il grande pubblico. L’augurio sincero è che il nuovo lavoro dei Wolther Goes Stranger riesca in questa impresa per niente scontata portando a casa il giusto riconoscimento da parte di critica e pubblico. Sprofondata in un mood elegante à la Garbo, che cita con gusto sia i Roxy Music che le atmosfere pop-dance dei Pet Shop Boys, la formazione bolognese sforna una sequenza di nove tracce una più bella dell’altra che regalano una concreta impressione di internazionalità. Centro pulsante delle composizioni è un dualismo canoro che ha nel leader Luca Mazzieri e in Linda Brusiani due elementi sorprendentemente complementari. In “II”, è bene precisarlo, non ci sono lead e backing singer: qualunque sia l’apporto al brano, anche la più piccola sfumatura viene ingigantita dalla bravura dei due personaggi appena citati capaci di suonare – correte ad ascoltare Pelle e Intorno – come uno strumento aggiuntivo all’unisono. Ed è così, che in un gioco di ruolo ricco di sensualità, il dualismo maschio-femmina scioglie le sue evidenze arricchendo a ogni passaggio la storia delle note. I Wolther Goes Stranger sotto la regia di Andrea Suriani sono riusciti a creare un album piacevolmente notturno in grado di assecondare ogni passione o turbamento dettato dal buio e dalla luna. (Matteo Ceschi)

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DIAMOND DISTRICT, MARCH ON WASHINGTON, FATBEATS RECORDS/MELLO MUSIC GROUP 2014-15

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Oddisee, Uptown XO e yU provengono dal più profondo underground del District of Columbia e il fatto di essere approdati alla Fatbeats Records – oggi la migliore etichetta hip-hop statunitense che per la qualità dei prodotti può rivaleggiare persino con l’estinta Rawkus – non ha smussato il loro approccio street e da commentario sociale. Il loro sguardo musicale rimane critico anche in un momento, quello della presidenza Obama, in cui molti con superficialità facilona dimenticano il “brutto che rimane in giro.” I Diamond District piombando sui palazzi del potere, li scoperchiano e rammentano a chi li abita che, solo a poche centinaia di metri dal Campidoglio e della Casa bianca, orde di disperati e delinquenti premono per uscire da edifici fatiscenti e ridisegnare con tinte forti la cartolina della capitale mondiale del potere. Ed è proprio al concetto di “power”, in particolare al potere delle parole e del suono, che il trio di MCs capitano da Oddisee (che produce tutto l’album) si affida per fare ritornare il rap alla sua prima missione, quella di “voce dei senza voce.” Senza gli isterismi “gansta” degli N.W.A., March on Washington raggiunge con un’efficacia tagliente in stile Public Enemy le menti di quanti sono disposti a vedere. A facilitare il compito, un tappeto di beat che più che al mood hardcore di Terminator X e soci sembra, invece, rifarsi al mood jazzato dei Gang Starr di Guru e DJ Premier. (Matteo Ceschi)

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