Tag Archives: Stevie Wonder

TANIKA CHARLES, SOUL RUN, RECORD KICKS 2017

Album di debutto della canadese Tanika Charles, pubblicato dall’italianissima Record Kicks, Soul Run ci regala una quarantina di minuti di ottima musica splendidamente interpretata, guadagnandosi con questo una nomination come miglior album R&B/Soul ai Juno Awards (i Grammy canadesi). Sorta di “concept sentimentale”, il disco nasce dalla fine travagliata di una relazione ma ciò che racconta è soprattutto la ricostruzione e l’inizio di una nuova vita. La produzione, affidata ad un folto numero di personaggi fra cui spicca Slakah The Beatchild (noto per le collaborazioni con Drake), è molto intelligente e misurata nel mescolare le atmosfere calde e vintage del soul anni ’60 con una freschezza tutta moderna fatta di battiti hip-hop, cui si aggiunge tutta la contemporaneità dei testi delle canzoni, veri, schietti ed efficaci nell’avallare un forte punto di vista femminile sul mondo. Dopo una breve Intro che imposta la scena, Tanika infila subito un poker di canzoni da fare invidia all’artista più navigato: l’ipnotica title track, con uno sfoggio di doti canore piuttosto impressionante, la schietta ed energica Two Steps, pesantemente venata di Motown, i ritmi funky della bellissima Sweet Memories e la malinconica, dolente More than a man rimangono in mente ben oltre la loro durata e regalano lampi di meraviglia ed emozione. Si procede altrettanto bene, fra strizzate d’occhio a Lauryn Hill, Amy Winehouse e Stevie Wonder ed un songwriting particolarmente ispirato, con una serie di pezzi contagiosi (Money, Love Fool, Waiting), di breve durata e perlopiù uptempo, fino alla sorpresa finale, Darkness And The Dawn, brano interamente scritto da Tanika, che si discosta dai precedenti per la complessità di luci ed ombre che mette sul tavolo, e per la coda strumentale che sembra già preludere a nuovi sviluppi per la musica di Tanika Charles. Sviluppi che sicuramente terremo d’occhio. (Elisa Giovanatti)

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THE CHANFRUGHEN, SHAH MAT, MOLECOLE PRODUZIONI 2016

The Chanfrughen 2 (foto Paola Pietronave)

Vengono dalla Liguria, da Andora per la precisione, un luogo che hanno deciso di trasformare nella loro personalissima New Orleans. I Chanfrughen – Alessandro Bacher, Gianluca Guardone, Andrea Risso— usano & abusano della ricca tradizione sonora degli anni Settanta dipingendo un’Italia che ha del fantastico se non fosse che tutto suona tra le loro mani maledettamente vero. Il disco, il secondo in carriera, è un limpido esempio di un certo tipo di rock contemporaneo che, pur abbeverandosi a un passato inevitabile, riesce ancora a parlare un linguaggio originale e sincero. Sostenuto dalla maschia ritmica di Andrea Risso, il power trio si esalta ad abbandonare scopi e intenzioni per accendere il fuoco di jam intrise di lampi psichedelici e di appiccicosi umori funk. Non mi credete? Provate a “iniettarvi” Parassiti e vi entreranno in circolo in una sola “botta” Stevie Wonder, i Quicksilver Messenger Service e i contemporanei Graveyard. Dire che aspettavo un album come Shah Mat – in persiano “il re è morto” – sarebbe piuttosto arrogante e pretenzioso da parte mia, mi limiterò, allora, ad annunciarvi, che i Chanfrughen sono ufficialmente entrati nella mia playlist personale e che, cosa non affatto trascurabile visto il mio orecchio molto esigente, Gianluca Guardone è per il sottoscritto la voce più interessante del 2016. L’anno non poteva iniziare meglio! (Matteo Ceschi)

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