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INDIANA PLAYLIST AUTUNNO 2018

 

IndianaPlaylistAutu18Torna la playlist con le canzoni indiane più belle della stagione. 14 brani come sempre eterogenei, che rappresentano tutta la gamma dei nostri gusti e una piccola guida in mezzo al vastissimo mondo musicale indipendente. Buon ascolto!

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VERONICA MARCHI, NON SONO L’UNICA, QUI BASE LUNA 2018

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Non conosciamo la vita privata di Veronica Marchi, ma ascoltando questo disco si può intuire che sia nato dopo un periodo di crisi, un disco di riflessione interiore profonda e un incoraggiamento alla propria rinascita, alla ricostruzione. Cose che danno fastidio, ad esempio, racconta di nevrosi quotidiane, di una sorta di depressione che non ti fa uscire di casa, del senso di solitudine, il tutto raccontato però senza drammaticità, con quel distacco che fa intuire che forse il peggio è passato. Non è nelle stelle è il successivo suggerimento a prendere in mano la propria vita, non pensando che tutto dipenda dall’esterno, dagli altri, ma che provenga soprattutto dal nostro modo di essere e dallo nostra forza di volontà, stesso concetto ripreso ad esempio in L’unica, da cui è tratto il titolo dell’intero album. Veronica canta in modo molto diretto, limpido e senza filtri e sa toccare le corde più profonde di noi stessi; la sua scrittura non contempla grandi metafore, né ammiccamenti, ma è sempre convincente. Rispetto alle produzioni precedenti, di impronta quasi esclusivamente acustica, qui Veronica e i suoi collaboratori hanno voluto aggiungere, in alcuni casi, arrangiamenti più elaborati e l’uso di strumenti elettronici, che danno maggior rotondità e una vena più pop alla sua produzione, senza togliere autenticità e intimismo. (Katia Del Savio)

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CARLOT-TA, MURMURE, INCIPIT/EGEA 2018

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Con l’introduzione epica e tetra di Virgin of the Noise Carlot-ta ci fa subito capire il mondo sonoro dove verremo trascinati ascoltando l’intero album Murmure. Il minimo comune denominatore delle 11 tracce è l’uso dell’organo a canne, strumento di cui la cantautrice ventisettenne si è innamorata già qualche anno fa: “Per suonarlo devi necessariamente spostarti nel suo spazio, cosa che non succede con nessun altro strumento. Non lo puoi possedere. Ogni movimento attiva un meccanismo complicato, che fa entrare l’aria nelle canne e lo fa respirare. È come dare vita a un animale, enorme e grottesco. Ti fa sentire potente, e allo stesso tempo carico di un timore reverenziale”, ha dichiarato la stessa Carlotta Sillano. L’uso di questo strumento dona un tono teatrale a tutto il disco, ma si presta a diverse declinazioni sonore, come in Sparrow, dove l’organo è accompagnato da synth e batterie elettroniche. In Garden of love Carlot-ta riprende l’omonima poesia di William Blake e qui l’organo cade a pennello per le atmosfere gotiche, ma non troppo, riprese anche in Samba Macabre, un ipnotico brano dove lo strumento a canne rincorre le percussioni. Conjuntions è una dolce danza medievale, unica canzone dove sono presenti gli archi, ovvero le viole da gamba. Le Valse de Conifère, pezzo in francese contenuto in un album cantato per il resto tutto in inglese, sembra in bilico fra lo Yann Tierssen di Amelie e un’interpretazione di Edith Piaf. La dolcissima Minstrel è resa onirica dall’arpa, ma anche qui l’organo non manca e si esprime in tutto il suo fascino nella seconda metà del brano, che si conclude invece con il pianoforte, strumento solitamente usato da Carlot-ta, e da una batteria elettronica. Churches sembra una ballata celtica, che avrebbe potuto cantare Dolores O’Riordan in un album dei Cranberries. Nella conclusiva To the Lighthouse si parte con la delicata voce della protagonista accompagnata solo dall’organo, come in un canto di chiesa (dove in parte è stato registrato l’album), che pian piano si fa sempre più drammatico. Solo in Glaciers la voce di Carlot-ta è accompagnata da una chitarra acustica, non abbandonando però, grazie al riverbero della voce, il tono un po’ inquietante che accompagna tutto Murmure. Pioggia, montagne, fiumi, animali, piante e altri elementi della natura sono presenze che rendono il disco ancora più magico e misterioso e quel recupero di atmosfere gotiche ricorda un po’ il movimento pittorico ottocentesco dei preraffaelliti. Le ambientazioni nordiche sono giustificate anche dai luoghi dove il disco è stato registrato oltre all’Italia: Svezia e Danimarca. In più, alla produzione hanno partecipato alcuni componenti del Greenhouse Studio di Reykjavik, lo stesso dove hanno registrato Bjork, i Sigur Ross, Damon Albarn e i Cocorosie. Carlot-ta dice di ispirarsi alle statunitensi Julia Holter, Marissa Nadler e alla mitica Diamanda Galàs. Sta di fatto che per il panorama italiano la cantautrice e musicista piemontese emerge per originalità. Vale la pena recuperare anche i due precedenti album: Make me a Picture of the Sun del 2011 e Songs of Mountain Stream del 2014. (Katia Del Savio)

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COLAPESCE, INFEDELE, 42 RECORDS 2017

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Il fascino per la natura misteriosa e la storia della propria terra, la Sicilia, continua ad attrarre Lorenzo Urciullo, che proprio da una leggenda siciliana ha rubato il nome d’arte, Colapesce. Ed è proprio da lì che parte con questo suo terzo album, che comincia con Pantalica, nome di una necropoli vicino a Catania dove Lorenzo ha passato intere giornate fin da piccolo. Un brano che lo stesso Colapesce dice che era già stato scritto, di volta in volta, quando si inoltrava dentro a quei canyon antichissimi. Percussioni e sax impazziti inseriti nel finale rendono quell’idea di trovarsi intorno a un fuoco insieme a uomini delle caverne, in un gioco di rimandi fra passato e presente. L’inizio martellante e vischioso accompagna la voce di Colapesce che qui, più che mai, ricorda il conterraneo Battiato. La successiva Ti attraverso, primo singolo dell’album, si presenta con una forma canzone più tradizionale, con una linea melodica delineata da un pianoforte, inizialmente composta con un piano scordato, e sostenuta successivamente da una chitarra acustica anni ’30 comprata in un mercatino di Torino. Una lunga genesi per una bella canzone pop, difficile da dimenticare. Poi arriva Totale, la canzone geniale che era piaciuta molto a Luca Carboni, ma che Lorenzo sentiva troppo sua per cederla a un altro artista. Il testo non si schioda dalla testa: “Siamo nati tutti senza denti, tutti senza nome, come dei bambini torneremo felici, torneremo felici (…) Se ho un nuovo disco da poter cantare, mi sento totale”. Anche qui, come in tutto l’album, la complessa produzione che mixa elettronica e strumenti tradizionali è frutto della collaborazione dello stesso Colapesce con Iacopo Iacani (Iosonouncane, del quale non vediamo l’ora di ascoltare il prossimo album) e Mario Conte, musicista che ha già collaborato al precedente album Egomostro. In Vasco De Gama, non sono le terre lontane quelle che l’esploratore deve scoprire, ma il corpo di una donna e il mare, il cui rumore fa la sua comparsa nel finale di questa canzone un po’ magica. In Decadenza e panna sparisce ogni effetto sonoro ed emergono solo con estrema delicatezza voce e chitarra. In Maometto a Milano si canta lo spaesamento di un non milanese per la “Milano da bere”, tema non molto originale e che mi fa dire che questa è la canzone meno riuscita di Infedele. Compleanno è il brano più sperimentale e inquietante del disco, perché, come lo stesso Colapesce spiega, “Il compleanno in fondo è una piccola morte”: fiati, percussioni e campionamenti vari de-strutturano completamente la canzone a metà percorso, e una dance più “rassicurante” arriva nel finale. L’album si conclude con Sospesi, canzone evanescente che si muove fra cantautorato anni’60 e atmosfere jazz. Nonostante il titolo dichiari il contrario, con questo terzo album Colapesce è rimasto, fortunatamente, fedele a se stesso. (Katia Del Savio)

 

 

 

 

 

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INDIANA PLAYLIST AUTUNNO

indiana-playlistgennaioLasciatevi ispirare dall’INDIANA PLAYLIST di autunno, composta come sempre da ingredienti nostrani ed esotici, ma tutti genuini e provenienti da produzioni indie doc. Buon ascolto con Parranda Groove Factory, Giovanni Ferrario Alliance, Piers Faccini, Opeth, Francesco Di Bella, Steve ‘n’ Seagulls, Suzanne Vega, Hello Shark, Martino Adriani e Barro.

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INDIANA PLAYLIST AGOSTO

PlaylistFeb16Cari amici di Indiana, prima di ripartire a pieno ritmo con le recensioni e con il nostro magazine vi proponiamo un po’ di sana musica per accompagnare questi giorni di fine estate. Gustatevi quindi la nuova playlist composta da nove brani morbidi, pigri, sognanti, all’insegna del relax. Buon ascolto!

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