Tag Archives: strumentale

ATTENTION SLAP, THE ANIMAL AGE, AUTOPRODUZIONE 2015

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Concept album frutto di una fantasia visionaria e di amate letture orwelliane, The Animal Age ci catapulta in un mondo sinistro non troppo dissimile dal nostro: un topo, un coniglio, un asino e un maiale sono i protagonisti – insieme a un Okapi, rivoluzionario su cui sono riposte le speranze di cambiamento – del racconto allegorico che accompagna l’uscita del primo full length degli Attention Slap, lavoro interamente strumentale (salvo qualche inserto vocale in cui la voce, però, è in verità uno strumento aggiuntivo) che con una grande capacità narrativa e insperata immediatezza restituisce il senso di un universo corrotto e opprimente, popolato da loschi personaggi. Chitarre, sassofono, basso, synth e batteria dialogano tra loro in una sapiente e disinvolta commistione di generi, dall’acid-jazz al rock, dal funk al prog, per una musica dal fortissimo impatto visivo, che se non può fare a meno di richiamare il già citato Orwell, sa anche disegnare davanti ai nostri occhi le luci al neon e la contemporaneità dolente di un Hopper. Per la maestria tecnica e la complessità del progetto, questo coraggioso quartetto pavese merita davvero i nostri complimenti. Dal vivo promettono show esplosivi. (Elisa Giovanatti)

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PAOLO SPACCAMONTI, RUMORS, SANTERIA/ESCAPE FROM TODAY 2015

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Più della delicatezza malinconica – pur molto presente in vari brani del disco – è il lato oscuro, inquieto e cupo a offrire la giusta chiave di lettura di Rumors, terzo album solista di Paolo Spaccamonti: “non è facile per me spiegare questo disco, credo abbia a che fare con l’assenza e la disperazione, la malattia e il dubbio. Come la tenacia con cui a volte ci si alza dal letto per scansare la pazzia. Tutto il resto è brusio di fondo, chiacchiericcio, rumors…”, spiega Spaccamonti; ed è in Croci/Fiamme, Sweet EN e Il Delinquente Va Decapitato che viene fuori il sofferto tentativo della vita, quella vera, di emergere da quel soffocante strato di quotidianità inessenziale e futile, in uno sforzo immane (ma necessario) di conciliazione fra dentro e fuori, per superare il brusio di fondo e ritrovare noi stessi. Sono pezzi scurissimi, sulfurei, in cui assistiamo a un’irrequietezza montante grazie ad accumuli di linee strumentali e tensione, sferzate metalliche ed espedienti vari, che si fermano appena prima della soglia del rumorismo, in un intelligentissimo e complesso equilibrio espressivo. Sono pezzi così efficaci che ci sorprende, poi, la schiarita di brani come Io Ti Aspetto (un bel dialogo, delicato e malinconico, fra la chitarra di Spaccamonti e il violoncello di Julia Kent) o il vago esotismo di Giorni Contati, le due tracce che più si discostano dal procedimento compositivo alla base dell’album: affastellamento e sovrapposizione di linee strumentali, appunto, in processi di accumulo perfettamente percepibili sin dall’iniziale titletrack o, ancora, in Seguiamo Le Api (e le seguiamo davvero, in mille fili e percorsi diversi). Una grande dimostrazione di maturità, una potente prova di quanto si possa dire senza usare le parole. (Elisa Giovanatti)

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IN ATTESA DI PETE ROCK

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Cresce tra gli appassionati della musica rap l’attesa per PeteStrumentals 2, disco strumentale di Pete Rock, uno dei più innovativi e solidi produttori hip-hop degli ultimi vent’anni. Il disco arriverà a una certa distanza, notevole, per la verità, dal precedente volume uno uscito ormai nel lontano maggio del 2001 per l’indipendente BBE Records. A distanza di quattordici anni – PeteStrumentals 2 uscirà il prossimo 23 giugno – cambia solo l’etichetta, questa volta la Mellow Music Group, label che sta raccogliendo da un paio di anni al suo ovile i migliori nomi della scena rap d’oltreoceano. Il talento del rapper/produttore, come si può ascoltare dal singolo Cosmic Slop (stesso titolo di un album dei Funkadelic) pare avere acquisito nel tempo ancora maggiore consapevolezza fino a condensare in soli due minuti e mezzo più di cinquant’anni di black music: il caratteristico “ritardo” del beat, vero e proprio marchio di fabbrica della casa, è solo l’architrave su cui Pete Rock erige la sua Babele sonora. Tutto in Cosmic Slop possiede un equilibrio e una giusta collocazione tanto che dal tappeto di note e di suoni campionati emerge distintamente il respiro della metropoli contemporanea. Il suggestivo video in bianco & nero, opera di Jay Brown & Zack Kashkett, non fa che accentuare le profonde radici street del pezzo. (Matteo Ceschi)

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IOSONOUNCANE, DIE, TROVAROBATO 2015

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Basta sarcasmo, basta critica sociale e politica, quelle le lasciamo al precedente La macarena su Roma, scritto nel 2010, anni luce fa. Per il secondo album Iosonouncane ha fatto una scelta estrema realizzando un concept album (guai ad ascoltare le singole tracce che si interrompono improvvisamente per fare spazio al file successivo) dal suono arcaico, viscerale, complesso, che in alcuni momenti potrebbe benissimo fare da colonna sonora a uno spettacolo di danza contemporanea. Si parte dall’inquietantissima Tanca, che con quei suoni gutturali (ricordate quei frammenti di One of these days dei Pink Floyd?) sa di morte o di una vita destinata alla morte, una traccia senza speranza che fa proprio pensare che Die non stia per “giorno” in sardo (regione d’origine di Iacopo Incani), ma proprio per “morire” in inglese. D’altra parte la storia portante di questo disco è quella di un naufrago e della sua donna che da riva teme di non rivederlo mai più, una sensazione di impotenza terribile, che seppellisce anche ogni barlume di sarcasmo, appunto. Se Stormi contiene in sé caratteristiche ancora “umane”, proponendosi in un involucro dalla forma canzone che omaggia le diverse anime di Lucio Battisti, la successiva Buio assume di nuovo sembianze liquide, che alternano momenti eterei a dinamiche più scure e prog, in una lunga introduzione strumentale, che poi lascia il posto alla voce del protagonista, accompagnata da canti femminili che potrebbero essere quelli ingannatori delle sirene di Ulisse. La bellissima Carne, con i suoi fiati che umanizzano tappeti stratificati di sintetizzatori, fa poi spazio alla successiva, breve, Paesaggio, traccia avvolta in un’atmosfera sospesa, preludio alla conclusiva Mandria, dove vengono riprese le sonorità luciferine dell’inizio. Die è frutto di un lavoro molto complesso, durato ben quattro anni, fatto di taglia e cuci e al quale hanno partecipato una quindicina di artisti che con voci, percussioni, sintetizzatori, pianoforte, fiati, chitarre di vario genere, compresa la cosiddetta “chitarra preparata”, particolarissimo strumento sardo, hanno prodotto un affascinante flusso sperimentale in continuo movimento. Difficile staccarsi da questo disco, che si candida a diventare uno dei migliori del 2015. (Katia Del Savio)

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FRANCESCO GAROLFI SI RACCONTA SU INDIANA MUSIC MAGAZINE

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Eccoci giunti al numero 5 di INDIANA MUSIC MAGAZINE, scaricabile gratuitamente da oggi cliccando sulla copertina. In una lunga intervista Francesco Garolfi racconta passato e presente del suo variegato percorso artistico e svela il suo nuovo Wild (qui il video di presentazione). I dischi prescelti per le recensioni di questo mese sono quelli di Colapesce e Utveggi. Ancora aperto, ve lo ricordiamo, l’INDIANA MUSIC CONTEST: partecipate e contattateci per qualsiasi informazione. Intanto, cliccate sulla copertina per il freedownload!

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I GIARDINI DI MIRO’ STANNO PER TORNARE

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Il 19 settembre i Giardini Di Mirò pubblicheranno per Santeria/Audioglobe il seguito di Good Luck. Rapsodia satanica, questo il titolo del nuovo album, è ispirato all’omonimo film di Nino Oxilia del 1917, interpretato dalla star del cinema muto Lyda Barelli ed è un unico flusso strumentale suonato da Jukka Riverberi, Corrado Nucci, Emanuele Reverberi, Luca di Mira, Andrea Mancin, Lorenzo Cattalani e Mirko Venturelli. L’album verrà pubblicato in Cd e in un’edizione limitata di 500 copie in versione Cd + vinile rosso 180gr. Il gruppo emiliano partirà subito per un tour, organizzato da DNA Concerti, che inizierà il 24 settembre (Museo del Cinema – Cinema Massimo) e si concluderà il 29 novembre al Cinema Rex di Padova.

http://www.giardinidimiro.com

http://www.dnaconcerti.com

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