Tag Archives: Syd Barrett

ANTUNZMASK, ANTUNZMASK, AUTOPRODUZIONE 2017

Produzione povera, lo-fi, e attitudine punk sono al centro del nuovo album omonimo di Antunzmask, nome d’arte dietro cui si cela il campano Antonio Russo: si tratta di un lavoro autoprodotto, cantato e quasi interamente suonato in ogni strumento dallo stesso Antunzmask nella maniera più ruvida, viscerale e schietta, che si tratti di brani energici come Buongiorno obbligatoriamente o di pezzi a volume più basso come E l’ora sia. Una presenza in nuce di idee originali, su cui lavorare in futuro, si rileva in Radio UFO e Nella tana del Kranio, i due pezzi più sperimentali dell’album, ma personalmente apprezzo molto anche le esplosioni di energia di Forse uno sfogo e Ponda Ponda. La parte più bella dell’album, infine, è forse la sincerità con cui gli amori musicali di una vita intera si riversano nella scrittura di Antunzmask, dall’urgenza espressiva viscerale alla Kurt Cobain fino a certe derive allucinatorie alla Syd Barrett, passando per una vena cantautorale che risente fortemente dell’influenza di De Gregori. (Elisa Giovanatti)

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KULA SHAKER, K 2.0, STRANGE FOLK RECORDS

Kula Shaker, K 2.0

I Kula Shaker tornano e lo fanno senza fare rimpiangere i loro migliori momenti. Accanto alle inevitabili quanto ormai famigliari citazioni orientali fanno capolino elementi folk (manco a farlo apposta la nuova etichetta si chiama Strange Folk!) e schegge di progressive à la Traffic. K 2.0 si apre con il cerimoniale indiano contaminato dal rock di Infinite Sun per poi proseguire sulla via dei mantra e dei mandala verso una dimensione musicale che pare restituire alla quotidianità quella sua imprescindibile essenza umana. Here Come My Demons, quasi a metà della tracklist, si configura come il cuore pulsante di questo percorso che dalle salite mozzafiato del titolo,  la montagna K2, scollina poi verso un territorio solo apparentemente inesplorato, un territorio che i Kula Shaker hanno intenzione di restituire nella sua pienezza all’ascoltatore. Ecco a voi, la landa chiamata Musica, troppo spesso dimenticata. Il fascino per l’Oriente e gli orientalismi democraticamente cedono spazio a una prospettiva rock che ha nei già citati Traffic e nel Syd Barret solista dei guru gentili ma imprescindibilmente severi. In un alone mistico e misticheggiante il viaggio della band inglese si conclude con Mountain Lifter, una “fine-non-fine” che lascia il pubblico libero di iniziare l’ascesa delle vette emotive in solitaria. (Matteo Ceschi)

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