Tag Archives: synth pop

CARLOT-TA, MURMURE, INCIPIT/EGEA 2018

Murmure_Cover album alta

Con l’introduzione epica e tetra di Virgin of the Noise Carlot-ta ci fa subito capire il mondo sonoro dove verremo trascinati ascoltando l’intero album Murmure. Il minimo comune denominatore delle 11 tracce è l’uso dell’organo a canne, strumento di cui la cantautrice ventisettenne si è innamorata già qualche anno fa: “Per suonarlo devi necessariamente spostarti nel suo spazio, cosa che non succede con nessun altro strumento. Non lo puoi possedere. Ogni movimento attiva un meccanismo complicato, che fa entrare l’aria nelle canne e lo fa respirare. È come dare vita a un animale, enorme e grottesco. Ti fa sentire potente, e allo stesso tempo carico di un timore reverenziale”, ha dichiarato la stessa Carlotta Sillano. L’uso di questo strumento dona un tono teatrale a tutto il disco, ma si presta a diverse declinazioni sonore, come in Sparrow, dove l’organo è accompagnato da synth e batterie elettroniche. In Garden of love Carlot-ta riprende l’omonima poesia di William Blake e qui l’organo cade a pennello per le atmosfere gotiche, ma non troppo, riprese anche in Samba Macabre, un ipnotico brano dove lo strumento a canne rincorre le percussioni. Conjuntions è una dolce danza medievale, unica canzone dove sono presenti gli archi, ovvero le viole da gamba. Le Valse de Conifère, pezzo in francese contenuto in un album cantato per il resto tutto in inglese, sembra in bilico fra lo Yann Tierssen di Amelie e un’interpretazione di Edith Piaf. La dolcissima Minstrel è resa onirica dall’arpa, ma anche qui l’organo non manca e si esprime in tutto il suo fascino nella seconda metà del brano, che si conclude invece con il pianoforte, strumento solitamente usato da Carlot-ta, e da una batteria elettronica. Churches sembra una ballata celtica, che avrebbe potuto cantare Dolores O’Riordan in un album dei Cranberries. Nella conclusiva To the Lighthouse si parte con la delicata voce della protagonista accompagnata solo dall’organo, come in un canto di chiesa (dove in parte è stato registrato l’album), che pian piano si fa sempre più drammatico. Solo in Glaciers la voce di Carlot-ta è accompagnata da una chitarra acustica, non abbandonando però, grazie al riverbero della voce, il tono un po’ inquietante che accompagna tutto Murmure. Pioggia, montagne, fiumi, animali, piante e altri elementi della natura sono presenze che rendono il disco ancora più magico e misterioso e quel recupero di atmosfere gotiche ricorda un po’ il movimento pittorico ottocentesco dei preraffaelliti. Le ambientazioni nordiche sono giustificate anche dai luoghi dove il disco è stato registrato oltre all’Italia: Svezia e Danimarca. In più, alla produzione hanno partecipato alcuni componenti del Greenhouse Studio di Reykjavik, lo stesso dove hanno registrato Bjork, i Sigur Ross, Damon Albarn e i Cocorosie. Carlot-ta dice di ispirarsi alle statunitensi Julia Holter, Marissa Nadler e alla mitica Diamanda Galàs. Sta di fatto che per il panorama italiano la cantautrice e musicista piemontese emerge per originalità. Vale la pena recuperare anche i due precedenti album: Make me a Picture of the Sun del 2011 e Songs of Mountain Stream del 2014. (Katia Del Savio)

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QUATTRO PICCOLI CONSIGLI INDIANI

Cover_Armaud_how-to-erase-a-plot-basso

Oggi vi parlo di alcune interessanti produzioni uscite in queste settimane che meritano di essere segnalate. Ascoltare How to erase a plot (Lady Sometimes Records) è come entrare in un sogno dalla trama poco definita, dai contorni vaghi, uno di quei sogni di cui dimentichiamo quasi tutto al risveglio, ma che ci lasciano sensazioni positive. Tutto questo è opera di Armaud, nome esotico dietro il quale si nasconde un’italiana emigrata in Olanda (Paola Fecarotta) e due musicisti che sono ormai entrati a far parte del progetto, Marco Bonini e Federico Leo. Il trio propone un delicato e ipnotico dreampop cantato in inglese che privilegia l’elettronica, ma non disdegna passaggi acustici. Si chiamano Nova Lumen, vengono da Torino e ci fanno fare un bel tuffo negli anni ’80 con Assurdo Universo, album d’esordio che fa seguito a due EP. Pubblicato dall’etichetta Gente Bella, il disco è ben rappresentato dal singolo (e primo brano) Ambrosia, uscito la scorsa estate: raffinato synth pop con venature new wave; un filone sonoro che sta prendendo piede fra molte band nate negli ultimi anni. Si intitola Portland (Caipira Records/Musica Distesa) ed è stato prodotto da Giuliano Dottori (ex Amour Fou) l’album d’esordio del toscano David Ragghianti: nove affreschi di cantautorato folk-pop da ascoltare accoccolati sulla poltrona con tanto di coperta e fuocherello: disco soffice, con poche impennate (La bella I prati che cercavo, che apre l’album, è la più incisiva) ma decisamente piacevole. Concludo questa carrellata di “consigli della settimana” con Nightingale (Spring Hill Music), l’album, uscito in realtà qualche mese fa, che ha permesso alla sua interprete, Giuditta Scorcelletti, di essere candidata ai prossimi Grammy Awards nella categoria folk. Il delicatissimo lavoro dell’artista toscana è frutto della collaborazione con Alessandro Borgi (chitarra acustica) e con gli statunitensi Michael Hoppé (produttore e compositore incontrato per caso mentre Giuditta suonava per strada a San Giminiano) e David George (autore dei testi). Flauto e violoncello contribuiscono a fornire un’atmosfera fiabesca al tutto. (Katia Del Savio)

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HIC SUNT LEONES, HIC SUNT LEONES, INNER ANIMAL RECORDINGS 2015

HSL

Segnaliamo con piacere l’ottimo debutto degli Hic Sunt Leones per Inner Animal Recordings (etichetta indipendente e collettivo di band livornesi tra cui Bad Love Experience, Jackie o’s Farm, Mandrake): denominatore comune delle 5 tracce che compongono questo piacevolissimo EP è il gusto per le belle melodie pop combinato con un senso del ritmo e del groove che richiama sensibilità per il jazz e il soul. Un’elettronica discreta e molto morbida è il tappeto su cui si appoggiano le linee vocali calde, e qualche volta un po’ più aggressive, di Andrea Tempestini, al centro del progetto Hic Sunt Leones insieme al giovane polistrumentista Lorenzo Saini; elemento inconfondibile del loro sound è l’utilizzo dei fiati (Giacomo Fattorini alla tromba, Giulia Costagli al sax), ma è tutta la parte strumentale (segnaliamo anche la collaborazione di Riccardo Mazzoni) ad essere davvero preziosa, disinvolta nel passare da un genere all’altro, precisa nell’esecuzione. Ottima l’apertura con Zen Dance, con melodia soul, chitarra funky e fiati trascinanti; segue Agape, pezzo energico che entra sottopelle senza alcuna fatica; una decisa virata soul (Granny Lunchtime e Blowin’ Up The Pots) contraddistingue la parte centrale dell’Ep, che si chiude poi con Earthling, orientaleggiante, eterea, sognante. (Elisa Giovanatti)

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INDIANA PLAYLIST GIUGNO

INDIANA PLAYLIST Arancionequadrato

Siete curiosi di sapere cosa ascoltano i tre piccoli indiani in questo inizio di estate? Eccovi accontentati con la nuova frizzante INDIANA PLAYLIST, ovvero 10 brani tutti da assaporare. Fra i nostri suggerimenti di questo mese c’è il rock ‘n roll dei milanesi Red Roosters (qui con Classic Sunday), il sound inconfondibile degli Almamegretta con il nuovo singolo Not in my name, la splendida voce di Neneh Cherry in Speet Three Times, il cantautorato  di Sammy Osman (Boom Boom) e di Luca Madonia con Donatella Finocchiaro (Mi solleverai), il breakbeat di Jamie XX (Gosh), l’hip-hop strumentale di Pete Rock (Heaven & Earth), le accattivanti sonorità dei londinesi Gengahr (appena recensiti!), il synth pop dei Nova Lumen (con Ambrosia, il singolo che anticipa l’album in uscita a settembre) e l’elettronica tutta italiana di Godblesscomputers (Leap in the dark). Buon ascolto!

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