Tag Archives: US Independent

HELLO SHARK, DELICATE, ORINDAL RECORDS 2016

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Forse abbiamo trovato le note giuste per inoltrarci nell’autunno. Sono quelle di Lincoln Halloran, che da una decina d’anni sta girando il nord-est degli Stati Uniti col suo progetto Hello Shark, una musica “confessionale” e intimista, fatta in casa, scarna, spoglia, malinconica, dall’incedere lento, strascicato, che tuttavia conquista per il calore e la sincerità dell’emozione che riesce a raccontare. I dodici pezzi di Delicate – titolo indovinatissimo – si esauriscono in poco più di mezzora, mettendo a nudo vulnerabilità, insicurezze e fragilità magistralmente trasferite nei tesi, semplici, diretti, i veri protagonisti di questo album: qualunque cosa accada di contorno, al centro della nostra attenzione rimangono sempre le parole, cantate dalla voce delicata, talora dolente, talora incrinata, di Halloran, affiancato in molte tracce da Katie Bennett, che aggiunge un contro-canto etereo e morbido alla vocalità così efficacemente imperfetta di Halloran. Fatevi una passeggiata e portatevelo in cuffia. (Elisa Giovanatti)

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DEAD WEATHER, DODGE AND BURN, THIRD MAN RECORDS 2015

Dead Weather 2015

Senz’ombra di dubbio il migliore album della carriera del super-gruppo fondato dal vulcanico Jack White. Abbandonati i rispettivi riferimenti di partenza, White, Alison Mosshart, Dean Fertita e Hard riescono finalmente, con il terzo album dei Dead Weather, a lasciare un’impronta ben definita del proprio sound, cosa, quest’ultima, non sempre vera nel passato a causa della fortissima influenza dei White Stripes sui lavori della band. Il presente & Dodge and Burn raccontano, invece, una storia che ha radici ben più profonde della pur ricca carriera di White, una storia che, proprio partendo dal passato, quello, per intenderci classico del rock, apre interessanti prospettive non solo per l’oggi ma anche per il futuro. L’incipit del disco la dice tutta con quel mood hard rock à la Led Zeppelin che contraddistingue il singolo I Feel Love (Every Million Miles); ma è solo un inizio per scaldare i padiglioni auricolari e accendere l’entusiasmo. Già alla quarta traccia, Three Dollar Hat, ci si accorge di essere di fronte a qualcosa di inedito: Jack White letteralmente rappa in stile Eminem in attesa dell’esplosivo refrain della Mosshart che rende tutto ancora più psicotico e schizofrenico. La successiva Lose the Right, il pezzo più suggestivo dell’intero lavoro, non sembra volere abbandonare il folle mood e viene annunciato dai passaggi di batteria di White che suonano insolitamente reggae; poi la traccia si sviluppa & avviluppa intorno alle trame dell’Hammond comandato da Fertita che accende atmosfere alla Tim Robbins. Proseguire rovinerebbe la sorpresa dell’ascolto! Il piacere di continuare la recensione per una volta lo lascio a voi! (Matteo Ceschi)

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TY SEGALL, @ BABY’S ALL RIGHT, BROOKLYN, NY, 24/6/2015

Ty Segall, NYC, June 24, 2015_by PSquared Photography

Nuovo appuntamento di cui gli indiani si fanno volentieri carico per voi. Qualche tempo fa vi avevamo segnalato con immenso piacere il sito nyctaper.com, un portale che mette in free download live performances di artisti più o meno noti del panorama indie a stelle strisce, perfromances, tutte registrate nell’area di NYC, e, ci preme dirlo, caricate in rete con il consenso degli stessi artisti. Tra le tante prelibatezze a disposizione la scelta per questa prima volta è caduta su un’incredibile testimonianza acustica di Ty Segall, araldo della nuova ondata psichedelica. Evento più unico che raro lontano dalla natia California, il lungo set acustico propone un Ty Segall particolarmente ispirato che riesce ad alternare registri vocali a metà tra John Lennon e Marc Bolan: nella lunga scaletta del concerto al Baby’s All Right di Brooklyn, sono ovviamente presenti classici del repertorio (Sleeper) ma anche tre ottimi inediti, Orange Colored Baby, Emotional Mugger e California Hills (la mia preferita), che finiranno molto presto, visto gli impressionanti ritmi di lavoro di Ty, in uno nuovo album. C’è spazio anche per un’eterea cover di For the Turnstiles di Neil Young, uno dei tanti brani eseguiti in coppia con Cory Hanson. Il clima assolutamente late Sixties, molto intimo e sognante, che pervade tutta l’esibizione vi conquisterà. Parola di indiano! Che altro dire? Correte a scaricare subito sul sito di nyctaper.com il più sorprendete Ty Segall che abbiate mai sentito! (Matteo Ceschi)

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INDIANA PLAYLIST MAGGIO

INDIANA PLAYLIST quadratoGiallo

Cari lettori, in attesa di uscire la prossima settimana con lo speciale numero di maggio-giugno che conterrà una doppia intervista a due veterani della musica italiana, i tre piccoli indiani vi propongono oggi l’INDIANA PLAYLIST DI MAGGIO. Gustatevi qui nove stuzzicanti brani che vi faranno scoprire nuovi mondi sonori!

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SHILPA RAY, LAST YEAR’S SAVAGE, NORTHERN SPY/AUDIOGLOBE 2015

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È in strane creature alla Shilpa Ray, cantautrice del New Jersey di base a Brooklyn, che anche nel 2015 il rock ritrova la sua ragion d’essere, e lo fa con un pugno nello stomaco e un ghigno sprezzante. Difficile restare immuni alla schiettezza disturbante e senza compromessi di Last Year’s Savage, album fatto di un blues-rock sporco, dall’anima punk e dalle molte sfumature soul, in cui le ossessioni della Ray – morte, sesso, auto-distruzione, tradimento – ci vengono buttate in faccia senza troppo preavviso, con un’urgenza viscerale, animale, trascinandoci in una spirale buia cui si sopravvive solo grazie al contemporaneo onnipresente sorriso sardonico dell’artista, uno humour beffardo e dissacrante che mitiga rabbia ed eccessi. Colpisce, in quasi tutte le tracce, la componente corporea, materica, così come la presenza – in senso fisico, appunto – della vocalità di Shilpa Ray, capace di graffiare, urlare, o insinuarsi sottopelle sensuale e malinconica (Burning Bride, per esempio), mentre l’inseparabile armonium indiano avvolge tutto in una nebbia spessa di ronzante e canzonatoria ironia. Difficile scegliere i brani migliori (forse Pop Song For Euthanasia, Johnny Thunders Fantasy Space Camp e Nocturnal Emissions) di questa grande prova, godetevi l’album dall’inizio alla fine. (Elisa Giovanatti)

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IN ATTESA DI PETE ROCK

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Cresce tra gli appassionati della musica rap l’attesa per PeteStrumentals 2, disco strumentale di Pete Rock, uno dei più innovativi e solidi produttori hip-hop degli ultimi vent’anni. Il disco arriverà a una certa distanza, notevole, per la verità, dal precedente volume uno uscito ormai nel lontano maggio del 2001 per l’indipendente BBE Records. A distanza di quattordici anni – PeteStrumentals 2 uscirà il prossimo 23 giugno – cambia solo l’etichetta, questa volta la Mellow Music Group, label che sta raccogliendo da un paio di anni al suo ovile i migliori nomi della scena rap d’oltreoceano. Il talento del rapper/produttore, come si può ascoltare dal singolo Cosmic Slop (stesso titolo di un album dei Funkadelic) pare avere acquisito nel tempo ancora maggiore consapevolezza fino a condensare in soli due minuti e mezzo più di cinquant’anni di black music: il caratteristico “ritardo” del beat, vero e proprio marchio di fabbrica della casa, è solo l’architrave su cui Pete Rock erige la sua Babele sonora. Tutto in Cosmic Slop possiede un equilibrio e una giusta collocazione tanto che dal tappeto di note e di suoni campionati emerge distintamente il respiro della metropoli contemporanea. Il suggestivo video in bianco & nero, opera di Jay Brown & Zack Kashkett, non fa che accentuare le profonde radici street del pezzo. (Matteo Ceschi)

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RED PILL, LOOK WHAT THIS WORLD DID TO US, MELLOW MUSIC GROUP 2015

Red Pill Dopo l’esperienza gratificante con gli Ugly Heroes – potete leggere la recensione del titolo in questione su INDIEceRed Pill, rapper di Redford, Michigan, trova il tempo di dedicarsi al suo esordio solista. Il disco – che vanta una squadra di produttori eterogenea tra cui compare il nome dello stesso Red Pill – veleggia su un agile mood jazzato che ha in That’s Okay e in Rap Game Cranky due ottimi esempi di “free-rap” notturno. Tutto in Look What This World Did to Us possiede una morbida ruvidezza che richiama da un lato i fasti sonori degli anni Sessanta – se non mi credete, andatevi ad ascoltare il loop stile Curtis Mayfield di Kids prodotta da Hir-O – e dall’altro il flow preciso e fluido dei migliori maestri della East Coast. Ottimo MC, Red Pill dimostra anche un peculiare gusto in qualità di produttore prediligendo un sound vintage stile anni Quaranta che fa tanto atmosfera da Martini cocktail e aiuta a rinverdire i più seri dettami dell’old school rap. Un ottimo album nel complesso, che vi consiglio caldamente; ma, se cercate il mood polleggiato da club, vi converrà guardare altrove. La mia proposta indecente comunque è questa: gustarlo in compagnia di amici accompagnandolo con del buon Rémy Martin stando però sempre pronti a coglierne ogni singolo suggerimento sonoro! (Matteo Ceschi)

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NYCTAPER: ESPERIMENTO DI DEMOCRAZIA SONORA SUL WEB

NYCTaper

La piattaforma statunitense NYCTaper.com ha lanciato da un po’ di tempo, dal 2007 per l’esattezza, un vero e proprio esperimento di democrazia digitale tra amanti della musica ed artisti. Il meccanismo su cui si fonda il portale di archiviazione, sharing & downloading in questione è molto semplice e diretto: 1) amanti della musica si recano quotidianamente a concerti nell’area di New York City; 2) molti di loro registrano con apparecchiature sempre più professionale la performance della loro band preferita; 3) una volta acquisto in digitale il live la persona contatta i diretti interessati, gli artisti, e, se ha il loro via libera, carica in MP3 e in FLAC i brani on-line. In questo meraviglioso circuito virtuoso a chiunque è concesso l’accesso sia per il downlaod che per l’upload con la sola limitazione che l’ultima parola spetta comunque alla band o al cantante registrato che, in ogni momento, può chiedere agli amministratori di rimuovere i files che lo interessano. Senza soffermarmi sulla velocità per lo scaricamento dati a catturare l’attenzione e ad accendere un briciolo di speranza per un futuro più libero della rete è la stretta collaborazione tra pubblico e produttore, tra chi acquista i biglietti dei concerti e i dischi e chi fa musica di mestiere per campare. La qualità delle performance caricate, sia che si tratti di big o di emergenti, è ottima e NYCTaper.com rappresenta al momento un’incredibile finestra sul ricco universo sonoro d’oltreoceano. Noi vi abbiamo avvisato!

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DIAMOND DISTRICT, MARCH ON WASHINGTON, FATBEATS RECORDS/MELLO MUSIC GROUP 2014-15

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Oddisee, Uptown XO e yU provengono dal più profondo underground del District of Columbia e il fatto di essere approdati alla Fatbeats Records – oggi la migliore etichetta hip-hop statunitense che per la qualità dei prodotti può rivaleggiare persino con l’estinta Rawkus – non ha smussato il loro approccio street e da commentario sociale. Il loro sguardo musicale rimane critico anche in un momento, quello della presidenza Obama, in cui molti con superficialità facilona dimenticano il “brutto che rimane in giro.” I Diamond District piombando sui palazzi del potere, li scoperchiano e rammentano a chi li abita che, solo a poche centinaia di metri dal Campidoglio e della Casa bianca, orde di disperati e delinquenti premono per uscire da edifici fatiscenti e ridisegnare con tinte forti la cartolina della capitale mondiale del potere. Ed è proprio al concetto di “power”, in particolare al potere delle parole e del suono, che il trio di MCs capitano da Oddisee (che produce tutto l’album) si affida per fare ritornare il rap alla sua prima missione, quella di “voce dei senza voce.” Senza gli isterismi “gansta” degli N.W.A., March on Washington raggiunge con un’efficacia tagliente in stile Public Enemy le menti di quanti sono disposti a vedere. A facilitare il compito, un tappeto di beat che più che al mood hardcore di Terminator X e soci sembra, invece, rifarsi al mood jazzato dei Gang Starr di Guru e DJ Premier. (Matteo Ceschi)

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