Tag Archives: Veggimal Records

SCHNEIDER NUR, UN NUOVO MAGGIO, AUTOPRODUZIONE 2016

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Un involontario concept album che ruota attorno a un ventenne alla costante ricerca di una persona da avere accanto e alla sua inadeguatezza nei rapporti con gli altri: così è presentato Un nuovo maggio nel comunicato di lancio, ed effettivamente è una descrizione che ben riassume il senso del lavoro degli Schneider Nur, giovani veronesi con alle spalle due Ep e decine di date live in apertura a band del calibro di Intercity, Ex Otago e C+C=Maxigross. Proprio con questi ultimi è nata un’amicizia che li ha portati a registrare questo ultimo lavoro nei loro Veggimal Studios sui monti della Lessinia. È lì, allo scoppiettio di un camino acceso, che sono state fissate le sonorità calde delle tante piccole storie racchiuse in Un nuovo maggio, racconti in miniatura con l’amore a farla da padrone, scandagliato in lungo e in largo in modi mai banali. E se il pop cantautorale nostrano anni ’70 è il più chiaro dei punti di riferimento degli Schneider Nur (Battisti su tutti), aleggia in realtà in ogni dove la presenza di un amatissimo Morrissey, omaggiato in Un uomo senza importanza ed interiorizzato in tutti i testi dell’album, piccole poesie agrodolci, a volte ciniche, persino brucianti. A portare avanti questa sorta di viaggio sentimentale è una voce su cui forse c’è ancora un po’ da lavorare, ma apprezzabilissimi sono gli arrangiamenti complessi e sofisticati e i begli impasti strumentali, arricchiti da fiati (sax, trombone), moog e persino la viola della brava Federica Furlani. Ottima, anche, la vena poetica e tutta la sua carica di comunicatività. (Elisa Giovanatti)

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JENNY PENNY FULL, EOS, VEGGIMAL RECORDS 2016

JENNY PENNY FULL - JEWEL BOX

Bellissima sorpresa questa di Eos, album d’esordio dei Jenny Penny Full registrato e prodotto da Vaggimal Records in collaborazione con C+C=Maxigross (che partecipano attivamente alla traccia Aloud). Il lavoro spazia su più fronti, da un delicato folk semi-acustico fino a un morbido post-rock (splendida Liquefy), rivelando stratificazioni sonore sofisticate, frutto di una già matura capacità di manipolazione dei suoni. Affascinante, e sorprendente, l’abilità nel rendere al meglio gli ampi spazi evocati dai titoli (Far Continents, Of Oceans And Mountains) grazie all’ariosità delle melodie ed ai piccoli, composti crescendo della compagine strumentale, che ben disegnano il movimento dello spalancare e dell’avvolgere, con profondissimi respiri che schiudono orizzonti emozionanti e poi tornano a rassicurarci in un abbraccio, quello della voce avvolgente e vellutata di Giulia Vallisari. E se è vero che Eos trae spunti da diversi modelli preesistenti (senza alcuna preclusione di genere) è altrettanto vero che brilla decisamente di luce propria, una luce a tratti abbagliante. (Elisa Giovanatti)

 

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C+C=MAXIGROSS, FLUTTARN, TROVAROBATO/VEGGIMAL 2015

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Dopo Singar (cantare) e Ruvain (far rumore) – e dopo un fantastico An Instantaneous Journey con Martin Hagfors, che trovate qui – Fluttarn (fluttuare) chiude la trilogia della Lessinia e apre nuove prospettive nella carriera dei C+C=Maxigross. L’album arriva dopo centinaia di date live in tutta Europa, in cui la formazione ha aperto le porte a diversi musicisti (lo stesso Hagfors, Phill Reynolds, Miles Cooper Seaton e molti altri) e a sperimentazioni continue, mostrando ancora una volta una grande propensione alla ricerca. Ritroviamo molti di questi artisti – e qualche altro nome, Marco Fasolo in primis – in Fluttarn, in cui si scovano anche una miriade di interscambi con gli amori del passato (dai Beatles alla scena di Canterbury, dai Pink Floyd ai Grateful Dead), ma in cui emerge soprattutto il presente luminoso dei C+C. Born Into It, Bruce Skate e Every Time I Listen To The Stones ci fanno immediatamente gioire e siamo solo all’inizio. L’attitudine naif della band è sempre viva, nel gioco e nella manipolazione dei materiali musicali, nelle linee a volte sghembe, nel sapore ironico di certi scorrazzamenti fra i generi, ma è un gioco raffinatissimo, che solo una tecnica solidissima e una piena consapevolezza possono rendere così facile e spontaneo. Forme complesse e anarchiche, fantasie rapsodiche, colpi di genio e arrangiamenti finemente curati sono il coloratissimo risultato di questo libero fluttuare sulle note con tocco quasi magico. Sono tutte sensazioni confermate non solo nell’impegnativo terzetto conclusivo (straordinarie An Afternoon With Paul, Moon Boots e Rather Than Saint Valentine’s Day Part III), ma in ogni singolo brano di questo Fluttarn, in uno svolazzare leggero che fa completamente dimenticare il lavoro che sta dietro a un simile risultato. Ma ormai l’abbiamo capito: non si tratta affatto di uno scherzo. (Elisa Giovanatti)

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MARTIN HAGFORS AND C+C=MAXIGROSS, AN INSTANTANEOUS JOURNEY, VEGGIMAL 2014

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Continua quel piccolo miracolo sonoro chiamato C+C=Maxigross, quell’impasto di sonorità calde e ammalianti nato fra le Prealpi veronesi, fra legna che brucia nel camino e un bicchiere di vino, un po’ folk e un po’ psichedelico, un po’ Neil Young e un po’ Grateful Dead. Ed è d’altronde un piccolo prodigio anche il loro incontro con Martin Hagfors, americano ma norvegese d’adozione, prolifico musicista ex Home Groan, uno strano ritrovo di spiriti così lontani – anagraficamente e geograficamente – ma così affini da rendere quasi migliori degli originali, in questo Instantaneous Journey, sei dei pezzi più noti dello stesso Hagfors: un’operazione che, a differenza dei lavori precedenti dei giovani della Lessinia, questa volta non sa tanto di gioco ma piuttosto di genuina vicinanza artistica. Riarrangiati e reinterpretati nello stile dei C+C=Maxigross, i brani di Hagfors riacquistano nuovo fascino fra reminiscenze di indie rock britannico (Maximum Amount), puntante nel country e nella road song (The Woods, Country Chris) e folk acido e riflessivo su tempi lenti (Company Oil). Un impatto più corposo è quello dell’ottima Coffee Or Cigarettes, mentre Astrodome chiude come meglio non si poteva questo viaggio istantaneo: ballatona malinconica con splendide armonie vocali, romantica, intensa, ha una coda quasi epica se la melodia non fosse così morbida e vagamente dolente. (Elisa Giovanatti)

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