Tag Archives: Wilco

MAXÏMO PARK, RISK TO EXIST, DAYLIGHT/COOCKING VINYL/EDEL

Non importa che siate fans della scena alternative inglese o meno, Risk to Exist vi conquisterà fin dalle prime note. Pur mantenendo una vocazione puramente indie il disco trasuda un pop adulto a cui pochi (e sfortunati) potranno resistere. Prodotto da Tom Schick (Wilco, Beck, White Denim), l’ultimo lavoro della band di Newcastle attinge al miglior campionario di suoni degli ultimi trent’anni portandoci in un ubriacante vortice di terapeutici ricordi sonori. Se What Equals Love? andrebbe fatta studiare alle giovani leve come un modello molto vicino alla perfezione di “canzone rock da ballare”, I’ll Be Around riaccende al contempo la passione per le melodie degli anni Ottanta così ben rappresentata da Nick Kershaw e insinua con i fraseggi di tromba sul finale il dubbio per una fusion tutt’altro che scontata. A fare la differenza, rispetto agli appena citati Eighties, quel “risk to exist” del titolo, chiaro riferimento al precario equilibrio di una contemporaneità in bilico sul baratro. The Hero, track dal titolo inequivocabile, con la brevissima intro orientaleggiante e le sue ritmiche un po’ à la Chic, è, forse, il brano che meglio rappresenta l’attitude schierata della band e la sua voglia di farsi sentire: all’indifferenza di fronte alla tragedia delle migrazioni dal Sud del mondo ci sarà sempre un’inconsapevole vocazione da eroe nelle persone più insospettabili. Risk to Exist, è un inno all’empatia, a quel sentimento troppo spesso smarrito da un’umanità soffocata da muri, barriere e fake news. I Maxïmo Park ritengono evidentemente possibile un’alternativa alla pericolosa direzione intrapresa ed usano il più diretto idioma della musica, il pop, per comunicare le loro idee. (Matteo Ceschi)

#mayday #primomaggio

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INDIANA PLAYLIST LUGLIO 2016

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Eccoci qui con una nuova playlist giusta per accompagnarvi in vacanza: tanti pezzi da viaggio, finestrino abbassato e sole negli occhi, ma non solo. Artisti nostrani e stranieri, da Ben Seretan – recente vanto dell’italiana Love Boat – agli affermatissimi Wilco (qui con il nuovo singolo, che anticipa l’album in uscita dopo l’estate), da Emiliano Mazzoni a Gemma Ray, passando da momenti goderecci (Lone Digger) a episodi più intensi (No woman), nove pezzi tutti da ascoltare. Buone vacanze con Indiana!

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WHITNEY, LIGHT UPON THE LAKE, SECRETLY CANADIAN 2016

Whitney-Light-Upon-The-Lake-Album-Cover

Arrivo con un certo ritardo alla scoperta di Light Upon The Lake, ma per fortuna ci arrivo, e farlo d’estate, con tutto quello che l’estate si porta dietro (il caldo, la spossatezza, la voglia di vacanze e di evasione) non è affatto male. Anche perché questo disco è perfetto da ascoltare in macchina col finestrino abbassato, nei vostri stanchi vagabondaggi pre vacanzieri, e capita anche che ci faccia dimenticare di essere in una tangenziale milanese trasportandoci per un po’ nelle sconfinate lande americane, con il sole battente e il vento che scompiglia i capelli. I protagonisti sono Max Kakacek, ex chitarrista degli Smith Westerns, e Julien Ehrlich, ex batterista degli Unknown Mortal Orchestra, qui anche voce. La voce, ecco, bisogna dirlo subito: un falsetto a volte un po’ mieloso, che o ti piace subito o non ti piace. Il duo, coadiuvato da un buon numero di altri musicisti, fra cui William Miller con il suo prezioso contributo ai fiati, si è formato l’anno scorso ed esordisce inserendosi perfettamente nella tradizione del folk-rock più classico: il pensiero va immediatamente agli anni ’70 (Neil Young, The Band), ma anche a Jeff Tweedy e i suoi Wilco, se vogliamo avvicinarci ai nostri giorni. No Woman, il primo soave brano, è di una luce abbagliante, e per intensità emozionale è di sicuro uno dei vertici di questo album. Si procede poi speditamente, in un delicato soft-rock fatto di piccole miniature, pezzi di pochi minuti dalla scrittura squisitamente melodica, infarciti di Americana e CSN&Y (la bellissima titletrack), di speranze, spensieratezza e insieme nostalgia, ma sempre a finestrino abbassato (No Matter Where We Go). Niente di rivoluzionario, intendiamoci, semplicemente un bellissimo disco. Serve altro? (Elisa Giovanatti)

 

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SUNDAY MORNING, INSTANT LOVERS, STONEBRIDGE RECORDS/A BUZZ SUPREME 2015

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Nella carriera dei Sunday Morning c’è stato un vuoto durato una decina d’anni – in cui ciascuno dei componenti ha preso una strada diversa – ma poco importa: il fatto è che Instant Lovers, secondo disco della formazione cesenate, arriva come se non fosse successo niente, fresco, spontaneo, lungo il filo di una consapevolezza che non si è mai interrotta. La provincia romagnola abbraccia (perché sì, questo è amore) la sponda californiana degli Stati Uniti e, con qualche spruzzata di indie-rock britannico anni ’90, si esprime in un lavoro non nuovo, non rivoluzionario, ma perfettamente riuscito. E non è poco, perché la leggerezza con cui scorrono i 10 pezzi di Instant Lovers è uno di quei piccoli miracoli che ogni band ricerca per anni e anni. Reminiscenze di Byrds, Big Star, CSN&Y ci trasportano in grandi spazi aperti, con bellissime e contagiose melodie (Instant Lover, Drifting) che nascondono sotto l’apparente levità molta ricchezza e sapienza compositiva; il sound prettamente chitarristico dei Sunday Mornig si concede anche molte ballatone alla Wilco (ma anche i Jayhawks tornano alla mente) e qualche pezzo più duro e ritmato – ottima e incalzante 41:73 Faith (Buffalo) – regalandoci nel complesso un album godibilissimo e senza tempo. Ocean chiude delicatamente un lavoro davvero ben fatto. Bentornati, speriamo sia un nuovo inizio. (Elisa Giovanatti)

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