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IBEYI, ASH, XL RECORDINGS 2017

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Ciò che nell’album di debutto delle gemelle franco-cubane aveva lasciato a bocca aperta, inventiva, meltin’ pot di stili e riferimenti (hip-hop, jazz, elettronica, world music si rincorrono in continuazione) ed emozioni forti, in questo secondo lavoro non stupisce più, ma si consolida. Gli effetti speciali hanno fatto posto a uno stile ben riconoscibile, e per due ragazze di 21 anni non è roba da poco. In Ash Lisa-Kaindé e Naomi Diaz (le Ibeyi)  si concentrano un po’ meno sulla forma, ma puntano sopratutto sul contenuto. Il secondo album è quindi un veicolo di comunicazione “politica”, incentrata in particolare su femminismo e diritti civili. Il primo tema è affrontato ad esempio in No man is big enough for my arms, che contiene un frammento di un discorso di Michelle Obama: “La misura di ogni società viene data da come tratta le donne e le ragazze”, frase che si ripete in loop in sottofondo per tutto il brano. Transmisison/Michaellon è una canzone di 7 minuti divisa in più parti, la prima con la bellissima fusione di voci di Lisa-Kaindé, Naomi e la cantautrice e musicista americana Meshell Ndegeocello (anche al basso) accompagnata solo da un leggero piano e dall’effetto “fruscio da vinile”, la seconda con la voce della mamma delle gemelle che in spagnolo cita una parte del Diario di Frida Kahlo (altra icona del femminismo) sulla follia, la terza un crescendo elettronico-percussivo: un brano articolato, in cui le Ibeyi mostrano tutto il loro talento. In Deathless, con l’aiuto di squarci del sax suonato da Kamasi Washington Lisa-Kaindé ricorda la sconvolgente vicenda che la vide protagonista all’età di 16 anni in Francia: venne arrestata perché accusata ingiustamente di essere una spacciatrice e una consumatrice di droga. La polizia la terrorizzò con minacce e la insultò solo per il colore della sua pelle. Deathless diventa quindi una sorta di inno alla resistenza dai pregiudizi. La titletrack, che conclude il disco, è invece contro la politica di chiusura di Trump e, come in altre canzoni di questo e del precedente disco, è cantata in parte in yoruba, lingua che gli schiavi deportati da Nigeria e Benin continuarono a tramandare nei Caraibi e in Brasile, che fa parte della cultura della famiglia Diaz. Le idee di Lisa e Naomi non sono però mai espresse con rabbia, ma con toni pacati intendono sempre stimolare riflessioni. Canzoni pulite, voce e tastiera, come nell’emozionante Waves, si alternano a percussioni ossessive (Away away, che insieme all’iniziale I carried for years, sono una sorta di anello di congiunzione con il precedente album) o più vivaci come in I wanna be like you, dolci (simulando un infantile battito di mani in Vaic), hip-hop (Me voi, con la rapper spagnola Mala Rodriguez): mondi sonori, atmosfere uniche create dalla commistione di voci, strumenti acustici e “trucchi elettronici” che vanno testate di persona più che raccontate. Buon ascolto, allora. (Katia Del Savio)

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IBEYI, IBEYI, XL RECORDINGS 2015

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Per il disco di debutto delle giovanissime gemelle Lisa-Kainde e Naomi Diaz si è mossa addirittura la XL Recordings (Radiohead, Adele, Jack White, ecc.) Le due diciannovenni, una pianista e cantante e l’altra percussionista, sono figlie d’arte: il padre Miguel “Anga” Diaz era percussionista (maestro di conga) nei Buena Vista Social Club, ma Lisa-Kainde e Naomi giurano di aver iniziato a comporre musica solo dopo la sua morte, avvenuta quando avevano 11 anni. La molteplice provenienza culturale è molto importante per comprendere la loro musica: nate a Parigi, trasferitesi per un po’ a Cuba, dove sono cresciute nella cultura Yoruba, ovvero lingua, religione e tradizioni che gli schiavi deportati da Nigeria e Benin portarono con sé nei Caraibi e in Brasile. Ora vivono di nuovo nella capitale francese con la mamma franco-venezuelana. Un miscuglio così intrigante che non poteva che trasformarsi in una musica ricca di suoni e riferimenti. Così le due sorelle (Ibeyi significa proprio gemelle), molto diverse caratterialmente e anche nei gusti musicali, fra una discussione e l’altra, e con l’aiuto di Richard Russell della XL, hanno costruito un album che fonde spiritual, elettronica, r’n’b, hip-hop, soul, jazz, musica etnica afro-caraibica e molto altro (In Think of you si sentono echi di Ryuichi Sakamoto), unendo in modo molto interessante tradizione e modernità, anche all’interno di ogni singola canzone (River, ad esempio, ha una ricchezza di suoni e di generi sorprendente, così come Mama Says, che rispolvera trip-hop, con l’aggiunta di soul, il tutto accompagnato da un delicatissimo pianoforte). Ibeyi è cantato in inglese, in francese e nella lingua Yoruba e la voce eterea di Lisa ricorda a tratti quella di Bjork e di Sinead O’Connor (ascoltare Oya per credere), ma anche Naomi, che con le sue percussioni fornisce un ipnotico ritmo fondamentale a tutto l’album, contribuisce vocalmente, ad esempio nella finale canzone a cappella intitolata proprio Ibeyi. Le ragazze hanno inserito coraggiosamente molte emozioni legate a dolorose vicende personali, che rendono il disco intenso, oltre che denso. Da non perdere! (Katia Del Savio)

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