Tag Archives: elettronica francese

CHRYSTA BELL, WE DISSOLVE, AWAL/KOBALTMusic REC 2017

Si torna indietro nei nebbiosi e uggiosi anni Novanta con We Dissolve di Chrysta Bell, artista poliedrica che può vantare un estimatore come il regista David Lynch che l’ha voluta a recitare nella nuova e attesissima serie di Twin Peaks dopo numerosi progetti discografici realizzati in tandem. Lo si intuisce già da Heaven, prima traccia del disco, che non lascia dubbio a riguardo e se ne ha la certezza scorrendo velocemente i nomi di alcune guest: il produttore John Parish e, scusate se è poco, Adrian Utley dei Portishead. Il sound è quello di un pop votato alla contaminazione che cerca il “guizzo assassino” nell’incerto equilibrio del jazz e nella fredde certezze dell’elettronica. Gravity, il singolo che anticipa l’album e che certo non passerà inosservato, possiede nella sua anima “artificiale” il calore della musica da camera. Planet Wide, così lasciva e imprevedibile nella sua aggressività sonora, non ha mai smesso di piacermi fin dal primo istante in cui vi ho posato sopra orecchio. Detto ciò, non grido certo al miracolo anche se sono conscio di avere in cuffia un album solido e ben realizzato che non manca certo di un paio di acuminate frecce per trapassare il muro dell’indifferenza sonora che, ahimè, troppo spesso ci circonda e ci rende pigri di fronte all’esplorazione sonora. (Matteo Ceschi)

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CHAPELIER FOU, DELTAS, ICI D’AILLEURS 2014

Chapelier-fou-

Apprezzato all’inizio per l’artigianato d’alto livello espresso nella sua musica, Chapelier Fou sta rivelando sempre di più le sue doti di compositore. Lo conferma in Deltas, suo terzo album su Ici D’Ailleurs (distribuito in Italia da Audioglobe): coloratissimo e luminoso come la sua copertina, il lavoro è un compendio di quanto fin qui mostrato dall’artista francese, con quel suo particolare connubio di elettronica e strumenti analogici, complessi beat programmati su cui si inseriscono con la massima spontaneità bellissime melodie di violino; non solo, l’album è un ulteriore passo avanti nella capacità di scrittura del ragazzo di Metz, che seduce col violino (vedi Grand Arctica) ma non teme di sperimentare strutture complesse e inattese o accostamenti stridenti (Pluisme). Senza mai perdere di vista la fruibilità della sua musica (non a caso è molto richiesto per colonne sonore di film e pubblicità), il cappellaio matto riesce a nascondere un’estrema profondità sotto un vestito pop. Notevole la sezione centrale dell’album, consigliato un riascolto dei lavori precedenti. (Elisa Giovanatti)

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