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IDEE SONORE DALLA SEMPRE MUNIFICA SVEZIA

Sound of Sweden_01

Non dovremmo puntare il naso all’insù, quella posizione sarebbe più consona per le nostre orecchie e favorirebbe certamente l’intercettazione di nuovi esaltanti suoni dal Nord Europa. Tra le tante (davvero tante) e recenti proposte che arrivano dalla patria del Nobel, la Svezia, mi sento di segnalare i nuovi singoli dei Kinetics e Caviare Days. I primi, una realtà ben affermata sulla scena pop/indie scandinava e internazionale, escono in questi giorni con un omonimo EP (Grammofonbolaget Deluxe) che raccoglie il meglio dei lavori usciti sul web e per le radio negli ultimi tre anni e propone con il nuovo singolo Yank Me Out Of Neutral una coinvolgente miscela di sonorità contemporanee e di reminiscenze corali del passato. La seconda proposta, quella della band capitanata dalle sorelle Lina and Maja Westin di Stoccolma, si spinge, invece, decisamente verso ambientazioni più rock. Like Me, che anticipa l’uscita di un omonimo EP (Label 259), riaccende la passione per il sound psichedelico, anche quello più pop di matrice francese, e lo fa con la zampata killer da hit dei più noti connazionali ABBA. Le voci di Lina & Maja, vi artiglieranno fino a farvi temere di essere stati risucchiati in un vortice spazio temporale. Se non siete mai stati hippy, questo è il momento buono per cominciare ad esserlo! (Matteo Ceschi)

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NUOVO CORSO CAFÈ, RACCONTI ESPRESSI, 2015

Nuovo corso cafè

Non lo pensavate più possibile? E invece, la musica e i musicisti sono pieni di risorse! Lontani dall’ambiente protetto (con gelosia patologica dalle major) dei format televisivi continua a muoversi un universo sonoro che nulla chiede al pubblico se non di essere ascoltato. Mi direte voi, ma abbiamo, poi, effettivamente tutto questo tempo da dedicare loro? Si tratta di pochi minuti, credetemi, nulla a confronto delle maratone serali sullo schermo al plasma. Pochi minuti per capire che l’arte nasce dalla gavetta e solo in età matura arriva a tergersi le gocce di sudore provocate dai riflettori di importanti palcoscenici. Tra le tante proposte alternative al mainstream, quella del Nuovo Corso Cafè, giovane band del milanese, mi è parsa possedere l’elisir per una futura e lunga vita musicale. Il sound folk-rock, ben costruito e architettato dal quartetto, certo attinge qua e là alle voci dell’Almanacco sonoro – piuttosto evidente la vena “etnica” stile Negrita, a sua volta derivata dalla rivoluzione sonora dei Clash, e cenni inevitabili all’epopea dei Modena City Ramblers – ma sa anche mostrare una spiccata indipendenza di gusto spingendo il sopraccitato modello verso l’embrione dell’originalità. Se l’elemento rock – esaltato dalla chitarra di Giulio Milanesi – regala in più di un’occasione ai brani quella giusta frenesia per spiccare voli che rasentano sfumature neo-psichedeliche, la tradizione del cantautorato resiste con orgoglio nella voce di Simone Milani che ricorda un po’ Angelo Branduardi ma anche l’Eddie Vedder solista. Racconti Espressi riesce a svegliare come un caffè sorseggiato al bancone del bar lasciandovi in circolo per tutta la giornata un ottimo ed energico retrogusto musicale! (Matteo Ceschi)

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IN ATTESA DI PETE ROCK

Pete Rock_easy

Cresce tra gli appassionati della musica rap l’attesa per PeteStrumentals 2, disco strumentale di Pete Rock, uno dei più innovativi e solidi produttori hip-hop degli ultimi vent’anni. Il disco arriverà a una certa distanza, notevole, per la verità, dal precedente volume uno uscito ormai nel lontano maggio del 2001 per l’indipendente BBE Records. A distanza di quattordici anni – PeteStrumentals 2 uscirà il prossimo 23 giugno – cambia solo l’etichetta, questa volta la Mellow Music Group, label che sta raccogliendo da un paio di anni al suo ovile i migliori nomi della scena rap d’oltreoceano. Il talento del rapper/produttore, come si può ascoltare dal singolo Cosmic Slop (stesso titolo di un album dei Funkadelic) pare avere acquisito nel tempo ancora maggiore consapevolezza fino a condensare in soli due minuti e mezzo più di cinquant’anni di black music: il caratteristico “ritardo” del beat, vero e proprio marchio di fabbrica della casa, è solo l’architrave su cui Pete Rock erige la sua Babele sonora. Tutto in Cosmic Slop possiede un equilibrio e una giusta collocazione tanto che dal tappeto di note e di suoni campionati emerge distintamente il respiro della metropoli contemporanea. Il suggestivo video in bianco & nero, opera di Jay Brown & Zack Kashkett, non fa che accentuare le profonde radici street del pezzo. (Matteo Ceschi)

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DIAMOND DISTRICT, MARCH ON WASHINGTON, FATBEATS RECORDS/MELLO MUSIC GROUP 2014-15

March on Washington_easy

Oddisee, Uptown XO e yU provengono dal più profondo underground del District of Columbia e il fatto di essere approdati alla Fatbeats Records – oggi la migliore etichetta hip-hop statunitense che per la qualità dei prodotti può rivaleggiare persino con l’estinta Rawkus – non ha smussato il loro approccio street e da commentario sociale. Il loro sguardo musicale rimane critico anche in un momento, quello della presidenza Obama, in cui molti con superficialità facilona dimenticano il “brutto che rimane in giro.” I Diamond District piombando sui palazzi del potere, li scoperchiano e rammentano a chi li abita che, solo a poche centinaia di metri dal Campidoglio e della Casa bianca, orde di disperati e delinquenti premono per uscire da edifici fatiscenti e ridisegnare con tinte forti la cartolina della capitale mondiale del potere. Ed è proprio al concetto di “power”, in particolare al potere delle parole e del suono, che il trio di MCs capitano da Oddisee (che produce tutto l’album) si affida per fare ritornare il rap alla sua prima missione, quella di “voce dei senza voce.” Senza gli isterismi “gansta” degli N.W.A., March on Washington raggiunge con un’efficacia tagliente in stile Public Enemy le menti di quanti sono disposti a vedere. A facilitare il compito, un tappeto di beat che più che al mood hardcore di Terminator X e soci sembra, invece, rifarsi al mood jazzato dei Gang Starr di Guru e DJ Premier. (Matteo Ceschi)

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SIENA ROOT, PIONEERS, GAPHALS/CLEOPATRA RECORDS 2015

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Il bollino dorato che accompagna l’uscita sul mercato statunitense del sesto album della rock band di Stoccolma riporta con sicurezza la seguente dicitura “Un massiccio mix di Deep Purple & Iron Butterfly.” A ben vedere, però, questa etichetta a uso e consumo del mercato discografico, non rende del tutto l’idea di cosa ci si possa aspettare da Pioneers. L’album – otto brani più una ben riuscita cover di Whole Lotta Love degli Zeppelin – infatti, più che fare riferimento a delle band in particolare guarda piuttosto a quel mood sonoro, assai diffuso a cavallo tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta, che inaugurò la stagione dell’hard rock. Qua e là i segni del lato più ruvido ed aggressivo delle sonorità psichedeliche servono a reggere la mole culturale incombente dei Seventies come si può facilmente constatare con l’ascolto della lunga e ed epica In My Kitchen, il momento più ispirato di tutto il lavoro. Per il resto il disco sembra incolonnarsi senza particolari guizzi con le armate rock scandinave che a partire dai Graveyard stanno colonizzando con la foga di antichi conquistatori tutte le lande europee. Produzioni analogiche ineccepibili non fanno che esaltare ancora una volta le qualità dei maestri svedesi. (Matteo Ceschi)

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OLIVIA JEAN, BATHTUB LOVE KILLINGS, THIRD MAN REC. 2015

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Direttamente dall’operosa e magica corte musicale di Jack White, arriva sui vostri stereo il debutto solista della polistrumentista Olivia Jean. Dopo un passato da sidewoman in televisione e sul palco, e un ruolo centrale con le Black Belles, sempre per l’etichetta Third Man, la brava Olivia si cala svelta nei panni della frontwoman e sgretola con poche note le certezze della concorrenza. Lasciati da perdere gli inquietanti avvenimenti evocati dal suggestivo titolo, il disco comincia a salire in quota rivelando all’ascoltatore un talento puro e libero da ogni condizionamento sonoro: accanto agli anni cinquanta fanno capolino richiami alle lussureggianti atmosfere dei Caraibi, al folk-rock, alle rudi maniere delle garage bands e persino alle inquietudini delle riot girls. Il tutto è assemblato con grande maestria, spesso, addirittura, nella stessa traccia, tanto da risultare sempre originale e mascherare l’ingombrante presenza di Jack White, produttore attento e parsimonioso sideman nella sola Cat Fight. Olivia dimostra di avere studiato bene la storia, ma il passaggio dell’esame di maturità sembra avere lasciato in lei solo un ricordo sbiadito su cui incidere liberamente graffianti fraseggi e ipnotiche melodie. La scarna e poetica Haunt Me è un perfetto manifesto di popular music – con suggestioni à la Exile on the Main St. o à la Bryter Layter – tanto da rivelare che certi musicisti contemporanei sono in grado di cancellare ogni debito con chi li ha preceduti e di allungare il passo verso nuovi territori sonori. Senza timore di essere smentito, annuncio che il migliore disco rock dell’anno suona tutto al femminile. (Matteo Ceschi)

 

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IN USCITA L’OMAGGIO DEGLI ALTERA A FREAK ANTONI

cover I love Freak Altera

Realizzato grazie alla campagna di crowdfunding tramite Musicraiser, uscirà il 21 ottobre distribuito da Self I love Freak, il disco con il quale la band genovese Altera omaggia il leader degli Skiantos Roberto “Freak” Antoni. L’album contiene una chicca, Par-lamento, ovvero l’ultima canzone registrata dallo stesso Antoni nel 2013 poco prima di morire. I love Freak è candidato alla Targa Tenco come “Miglior album dell’anno”.

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ÓLÖF ARNALDS, PALME, ONE LITTLE INDIAN 2014

Palme

Se da un lato ricorda certi arrangiamenti à la Mike Oldfield di fine anni Settanta, dall’altro il nuovo disco della cantautrice islandese Ólöf Arnalds mantiene una sua eterea consistenza che lo allontana da ogni paragone spingendo le composizioni verso un territorio inesplorato di confine dove la musica pare sposarsi con il panorama circostante come in un lungometraggio di Hayao Miyazaki. Il tutto viene reso con arrangiamenti che, seppure complessi, suonano all’orecchio meravigliosamente semplici e naturali. Nulla avrebbe potuto essere diverso a meno di non inficiare il risultato finale. Le otto tracce lasceranno chi si dovesse porre all’ascolto con un sentimento al tempo stesso di sorpresa e di familiarità per quello che si è trovato. Se pensavate che la musica islandese si riducesse alla sola Björk o ai Sigur Rós, è giunto il momento di ricredervi e iniziare un nuovo viaggio. (Matteo Ceschi)

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