Tag Archives: music culture

RIDATECI “GHIACCIO BOLLENTE”!

Carlo Massarini-Giacchio Bollente

INDIANA MUSIC MAGAZINE si allinea alle tante voci di protesta levatesi all’annuncio della notizia della chiusura del programma musical-culturale Ghiaccio Bollente in onda su RAI 5. Aderiamo alla protesta in qualità di colleghi di Carlo Massarini e ancora prima di amanti della musica e della cultura. Forse la nuova dirigenza della RAI, fresca di nomina renziana, dovrebbe tornare a sfogliare le gloriose pagine della TV nazionale e ripercorrerne gli esordi quando la BBC, con la sua politica dichiaratamente educativa e culturale, forniva un modello indiscutibile di qualità. Reinserire nel palinsesto di RAI 5 il programma di Carlo Massarini è un obbligo culturale per i “signori nella stanza dei bottoni” e un dovere nei confronti di tutti noi che viviamo (non solo professionalmente) di musica. Ed è, cosa forse più importante, un tassello importante per il buono stato della nostra cultura. Ai piani alti della RAI serve solo ritrovare il coraggio di difendere un prodotto di qualità e, al contempo, di ignorare nuovi “prodotti pattumiera”.

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DIAMOND DISTRICT, MARCH ON WASHINGTON, FATBEATS RECORDS/MELLO MUSIC GROUP 2014-15

March on Washington_easy

Oddisee, Uptown XO e yU provengono dal più profondo underground del District of Columbia e il fatto di essere approdati alla Fatbeats Records – oggi la migliore etichetta hip-hop statunitense che per la qualità dei prodotti può rivaleggiare persino con l’estinta Rawkus – non ha smussato il loro approccio street e da commentario sociale. Il loro sguardo musicale rimane critico anche in un momento, quello della presidenza Obama, in cui molti con superficialità facilona dimenticano il “brutto che rimane in giro.” I Diamond District piombando sui palazzi del potere, li scoperchiano e rammentano a chi li abita che, solo a poche centinaia di metri dal Campidoglio e della Casa bianca, orde di disperati e delinquenti premono per uscire da edifici fatiscenti e ridisegnare con tinte forti la cartolina della capitale mondiale del potere. Ed è proprio al concetto di “power”, in particolare al potere delle parole e del suono, che il trio di MCs capitano da Oddisee (che produce tutto l’album) si affida per fare ritornare il rap alla sua prima missione, quella di “voce dei senza voce.” Senza gli isterismi “gansta” degli N.W.A., March on Washington raggiunge con un’efficacia tagliente in stile Public Enemy le menti di quanti sono disposti a vedere. A facilitare il compito, un tappeto di beat che più che al mood hardcore di Terminator X e soci sembra, invece, rifarsi al mood jazzato dei Gang Starr di Guru e DJ Premier. (Matteo Ceschi)

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OLIVIA JEAN, BATHTUB LOVE KILLINGS, THIRD MAN REC. 2015

Olivia Jean cover_easy

Direttamente dall’operosa e magica corte musicale di Jack White, arriva sui vostri stereo il debutto solista della polistrumentista Olivia Jean. Dopo un passato da sidewoman in televisione e sul palco, e un ruolo centrale con le Black Belles, sempre per l’etichetta Third Man, la brava Olivia si cala svelta nei panni della frontwoman e sgretola con poche note le certezze della concorrenza. Lasciati da perdere gli inquietanti avvenimenti evocati dal suggestivo titolo, il disco comincia a salire in quota rivelando all’ascoltatore un talento puro e libero da ogni condizionamento sonoro: accanto agli anni cinquanta fanno capolino richiami alle lussureggianti atmosfere dei Caraibi, al folk-rock, alle rudi maniere delle garage bands e persino alle inquietudini delle riot girls. Il tutto è assemblato con grande maestria, spesso, addirittura, nella stessa traccia, tanto da risultare sempre originale e mascherare l’ingombrante presenza di Jack White, produttore attento e parsimonioso sideman nella sola Cat Fight. Olivia dimostra di avere studiato bene la storia, ma il passaggio dell’esame di maturità sembra avere lasciato in lei solo un ricordo sbiadito su cui incidere liberamente graffianti fraseggi e ipnotiche melodie. La scarna e poetica Haunt Me è un perfetto manifesto di popular music – con suggestioni à la Exile on the Main St. o à la Bryter Layter – tanto da rivelare che certi musicisti contemporanei sono in grado di cancellare ogni debito con chi li ha preceduti e di allungare il passo verso nuovi territori sonori. Senza timore di essere smentito, annuncio che il migliore disco rock dell’anno suona tutto al femminile. (Matteo Ceschi)

 

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LE CAPRE A SONAGLI, IL FAUNO, 2015

Le Capre A Sonagli5 (foto Alessandra Beltrame)_easy

Bucolico e allo stesso tempo epicamente psichedelico, Il fauno, il nuovo lavoro dei bergamaschi Capre a sonagli svela al grande pubblico anestetizzato dalle proposte televisive l’esistenza di una scena musicale degna di questo nome. Senza paura di vedersi stoppare la corsa anzitempo, il quartetto annuncia a pieni polmoni la sua “freakettudine” e comincia a versare una colata sonora in cui le singole composizioni sfumano le une nelle altre in un tripudio psichedelico lo-fi. L’album, pensato come un concept, presenta le peripezie umane-musicali dell’immaginario – per la verità, non si sa quanto – Joe Koala. Tra mille riferimenti a tradizioni musicali nostrane e non, Le Capre a sonagli offrono in dono all’ascoltatore il disco invitandolo a darne una sua personalissima interpretazione. Siate felici e, a modo vostro, sentitevi anche voi per un istante artisti. (Matteo Ceschi)

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PUNTInESPANSIONE, L’ESSERE PERFETTO, U.d.U. ULULATI RECORDS/AUDIOGLOBE

PUNTInESPANSIONE

Dall’epoca del loro esordio con l’album Una dialettica particolare (2006) la band pugliese di strada ne ha percorsa. Tra una tappa e l’altra delle loro peregrinazioni, i PUNTInESPANSIONE hanno lentamente mutato il tiro delle bordate sonore spostandosi progressivamente dal folk delle origini a un rock che, con l’ultimo lavoro, trova una propria e precisa identità abbracciando un’ampia galassia di elementi di elettronica. Il definitivo passaggio alla corte di Elvis Presley è avvenuto anche grazie a Gaetano Camporeale e Antonio Porcelli, rispettivamente tastierista e tecnico del suono di Caparezza, collaboratori capaci di stuzzicare a sufficienza il barbuto quintetto tanto da spingerlo a fare proprio il concetto permeabile di crossover. Ascoltando le nove tracce del disco si intuisce presto che ai PUNTInESPANSIONE piace molto giocare con le citazioni alla ricerca di possibili ponti tra un presente in continua evoluzione, crossover, appunto, e un passato che non ha ancora esploso l’ultima parola. Noir, brano dedicato all’endemica piaga del lavoro nero, è la perfetta cartolina di questa “attitude”: insistenti richiami alla electro-pop dei primissimi anni Ottanta – i Krisma non vi dicono niente? – sanno rendere, grazie alla loro inconfondibile musicalità pop, ancora più diretto e forte il messaggio del testo. Ad un primo, ad un secondo e anche a un terzo ascolto, L’essere perfetto dimostra di possedere tutte le note giuste per diventare uno dei migliori album del 2015. (Matteo Ceschi)

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BEWIDER, A PLACE TO BE SAFE EP, VOLUME UP 2015

Be Wider

Un lavoro, quello del compositore Piernicola Di Muro, che colpisce per la gentilezza e il garbo del suono. Le sei tracce dell’EP intitolato A Place to Be Safe vogliono ripercorrere, senza nessuna intenzione apologetica, le gesta dell’elettronica anni Novanta con il preciso intento di svelarne anche a posteriori ogni più piccola e poetica piega. Un’operazione certamente ambiziosa e non priva di insidie che nelle intenzioni dell’autore andava compiuta per amore della musica. Conscio delle difficoltà Di Muro si è fatto affiancare dalla cantante Francesca Amati, già Amyncabe e Comaneci, e dalla Brandenburgisches Staatsorchester riuscendo a creare un’onirica e perfetta colonna sonora, a metà tra trip-hop, elettronica e classica, per una porzione del nostro recente passato. Con il progetto BeWider, credetemi, arriverete a scoprire che anche la fredda elettronica possiede un’anima. (Matteo Ceschi)

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SONARS, JACK RUST AND THE DRAGONFLY IV EP, DILRUBA RECORDS 2015

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E se il movimento psichedelico fosse arrivato all’insaputa del grande pubblico fino agli anelli di Saturno? Con ogni probabilità mi dareste ormai come perso in vaneggiamenti fantascientifici. Ma sarei costretto con delicatezza a smentirvi invitandovi a partecipare a un esaltante happening sul gigantesco Titano, una delle lune del pianeta appena nominato. I Sonars – per due terzi inglesi purosangue, i fratelli Paysden, e per un terzo italiano, Serena Oldrati – vengono da Bergamo e portano con loro un’innata e spontanea gioia sonora che, presto o tardi, farà emergere in voi quel côté hippie che manco vi ricordavate di possedere. Le quattro tracce, montate insieme per narrare le peripezie dell’immaginario – non si sa quanto – capitano Jack Rust, non vi opporranno alcuna resistenza e dischiuderanno orizzonti che solo in parte possiamo ritenere terrestri. Il mood del disco non riconduce solo ai Beatles, sempre loro, ma dipinge un percorso artistico che è riuscito a fare di tutta la psicadelia, anche quella più pop, una ragione sufficiente per vivere bene con se stessi. Il brano Dragonfly IV, è il migliore esempio della camaleontiche doti di questo trio che promette già da ora di avviare un’interessante tradizione. (Matteo Ceschi)

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TY SEGALL, MANIPULATOR, DRAG CITY 2014

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Nuovo progetto solista per il prolifico alfiere della neo-psicadelia californiana. Incapace di rinunciare ai picchi lirici e sonori dei Sixties, il biondo Ty ci ha però al contempo abituati alla sua incredibile capacità di innovare la tradizione spingendo le lame lisergiche più lontano delle avanzate possibilità delle sonde della NASA a spasso per il sistema solare. Ty si presenta, la copertina del disco è solo un assaggio, come un temibile angelo redentore deciso a scuotere violentemente l’umanità dal suo torpore persistente: a tratti troppo bella per suonare vera, la sua arte miscela con un’incredibile e semplice sapienza John Lennon (quello sperimentale di Tomorrow Never Knows) agli eccessi dei T-Rex illuminando di una patina di luce soffusa la realtà così da farla tornare innocentemente indietro nei decenni per provare di nuovo il piacere della scoperta e dell’innovazione. Psichedelico e onirico ma al tempo stesso dall’incredibile presenza fisica, Manipulatore viaggia sulle giuste frequenze per infrangere il wall of sound ed accedere infine all’ambito giardino cantato da Joni Mitchell in Woodstock. (Matteo Ceschi)

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